Celiachia, intolleranza e allergia sono tre disturbi diversi, le cui cause sono ben distinte.

La celiachia è una malattia autoimmunitaria che colpisce solo soggetti geneticamente predisposti. In questi casi, le cellule del sistema immunitario, innescate dal contatto con il glutine, attaccano la mucosa dell’intestino tenue, distruggendo i villi (piccole protuberanze a forma di dito responsabili dell’assorbimento dei vari nutrienti e minerali che, attraverso la parete dell’intestino tenue, vanno a finire nel sangue) e determinano, a lungo andare, malassorbimento e malnutrizione.

I fattori essenziali, quindi, per lo sviluppo della malattia celiaca sono:
– una dieta con cereali contenenti glutine;
– presenza di specifiche sequenze nei geni che definiscono la struttura con cui le nostre cellule immunitarie riconoscono i diversi elementi che vengono a contatto con esse.

I sintomi della celiachia sono estremamente variabili:
nella cosiddetta FORMA CLASSICA (di solito con ESORDIO DA BAMBINI) dominano i sintomi e i segni da malassorbimento, come episodi di diarrea, meteorismo (addome gonfio) anche marcato, dolori addominali crampiformi e scarso accrescimento.

Tuttavia, sempre più frequentemente la celiachia si manifesta in ETÀ ADULTA con sintomi extra-intestinali aspecifici (detti anche SINTOMI ATIPICI), tra i quali, ad esempio, anemia da carenza di ferro, osteoporosi, debolezza muscolare, disturbi della fertilità e ripetuti aborti spontanei, alterazioni della coagulazione, afte orali, alopecia, formicolio a livello delle mani e dei piedi e convulsioni.
Spesso, però, questi sintomi sono lievi e la diagnosi corretta richiede anni.

Questa patologia può anche manifestarsi con i sintomi delle malattie associate ad essa: le malattie autoimmuni della tiroide, il diabete di tipo 1, la psoriasi, la gastrite, le epatiti autoimmuni e, soprattutto, la dermatite erpetiforme di Duhring, malattia caratterizzata da vescicole estremamente pruriginose che compaiono sulla superficie degli arti, sulla schiena e sui glutei.

L’intolleranza invece è un fenomeno di ipersensibilità. Si scatena, una sorta di meccanismo di accumulo, per cui un eccesso di glutine genera l’insorgenza di sintomi quali diarrea, gonfiore addominale, mal di pancia, crampi, perdita di peso.
Anche in questo caso, i sintomi possono essere dolore e disagio del tratto digestivo, costipazione cronica o diarrea (talvolta alternati, simulando in tal senso una sindrome da colon irritabile), difetto della crescita nei bambini, anemia (apparentemente ingiustificata e che non risponde all’integrazione alimentare marziale) e stanchezza.

Infine l’allergia è mediata dal sistema immunitario, in particolare dall’azione delle immunoglubuline che causano una reazione allergica, quasi immediata (a distanza di minuti o di ore), in seguito a ingestione di un dato alimento.

Chi soffre di queste patologie è pertanto obbligato a sospendere l’assunzione di glutine per tutta la vita ed è dunque fondamentale limitarsi al consumo di prodotti con la dicitura “senza glutine”, dato che in questi soggetti non vengono tollerate neanche le contaminazioni.

Soprattutto in questo caso è fondamentale rivolgersi ad un professionista per creare un programma alimentare sano, equilibrato e completo!
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La dieta personalizzata è il regime alimentare più valido ed efficace per perdere peso, poiché permette di dimagrire senza rischi per la salute e in modo duraturo

Si tratta di una dieta elaborata sulla base delle specificità ed esigenze nutrizionali di ogni persona. I fattori basilari che si vanno a considerare sono:

  • peso
  • altezza
  • età
  • sesso
  • stile di vita
  • preferenze alimentari.

Lo scopo è quello di creare un piano alimentare facile da inserire nella nostra routine quotidiana, che rispetti le nostre esigenze e che garantisca risultati evidenti e duraturi in sicurezza.

Molto spesso sul web ci si imbatte in diete veloci preconfezionate, generalmente molto drastiche, che attirano con la promessa di un dimagrimento veloce.  Questi regimi creano un vortice di abitudini sbagliate e di conseguenze pericolose, come ad esempio l’effetto yo-yo. Le diete restrittive, infatti, oltre ad essere dannose per la salute del nostro organismo, a causa dell’eccessiva rigidità, una volta terminate portano a mangiare tutto ciò che ti sei negato nel periodo della dieta e anche di più.

La dieta personalizzata, invece, è un percorso  di educazione alimentare che ti insegna a mangiare bene per stare in salute e in pace con il tuo corpo. Si tratta di imparare regole che devono entrare nella quotidianità per il resto della vita.

Una dieta fatta su misura per te, infatti, non comporta sacrifici impossibili e si adatta alle tue esigenze e ai tuoi ritmi di ogni giorno.

Proprio per questo motivo funziona: tarandola sulle necessità di ogni individuo, è modellata sui suoi gusti non costringe a sacrifici o forzature. In sintesi, è equilibrata, sana e semplice da seguire.

Se, al contrario, la dieta non è personalizzata, rischia di risultare impossibile da seguire nel lungo periodo, di non produrre effetti oppure di sottoporre l’organismo ad uno stress, soprattutto nel caso in cui preveda un apporto di calorie e nutrienti inferiore al fabbisogno: il rischio, in questo caso, è un dimagrimento troppo drastico, spesso seguito da un rapido recupero del peso perso.

Rivolgiti al Dott. Giuseppe Pisano per maggiori informazioni e crea un percorso alimentare dedicato esclusivamente a te!

 

 

 

Uno studio condotto dal Dott. Samir Giuseppe Sukkar (primario di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova), ha evidenziato che la dieta chetogenica assume una valenza antinfiammatoria quasi simile a quella dei farmaci anti-citochine, nella lotta contro il Covid-19.

È sempre stata chiara la stretta correlazione che intercorre tra alimentazione e salute, in quanto un regime alimentare inadeguato, oltre a incidere negativamente sul benessere psico-fisico, rappresenta uno dei principali fattori di rischio per l’insorgenza di numerose patologie.

Nel mese di marzo, Il Dott. Sukkar si è quindi concentrato su un eventuale supporto nutrizionale dal punto di vista immunomodulatore. In particolare, è stata presa in considerazione una possibile ipotesi di trattamento, analizzando il fatto che la sindrome da Covid, porta alla morte e al ricovero a causa della tempesta o sindrome citochinica, provocata  dall’iperattivazione dei macrofagi M1, cellule infiammatorie che si trovano nell’alveolo polmonare allo stato di quiescenza e che si attivano nel momento in cui arriva un virus. Il metabolismo dei macrofagi M1 metabolismo è quasi esclusivamente glicolitico: ovvero utilizzano esclusivamente lo zucchero per produrre energia. Di conseguenza, se si riduce il glucosio come fonte energetica primaria, si riduce il nutrimento per gli M1.

La dieta chetogenica, apportando una quantità di glucosio inferiore a 30 grammi al giorno, porta ad una minore disponibilità di nutrienti per i macrofagi M1, e rappresenta quindi la soluzione alimentare più adeguata. Oltre a fermare l’iperattivazione dei macrofagi M1, fornire una quantità elevata di grassi rispetto agli zuccheri, facilita anche il processo di guarigione, favorendo l’azione positiva degli M2. Questo perché i macrofagi M2, macrofagi spazzini, sono cellule voraci di grassi, che utilizzano come fonte energetica. Inoltre, la presenza di acidi grassi omega 3 all’interno di questo regime alimentare, riduce il processo infiammatorio.

I risultati positivi di questa teoria si sono riscontarti su 38 pazienti  comparati a 76 pazienti che non avevano seguito questo regime alimentare. È stata registrata una significativa riduzione della mortalità per Covid e del numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva.

Tuttavia, la dieta chetogenica ha le sue controindicazioni, ed è quindi fondamentale essere seguiti da un professionista del settore, prima di iniziare questo tipo di percorso alimentare.

Per maggiori informazioni, richiedi una consulenza al Dott. Giuseppe Pisano.

Le noci sono preziose alleate della nostra salute grazie alla loro azione antiossidante, anti-colesterolo e di prevenzione nei confronti delle malattie cardiache.

Sono innanzitutto ricche di sali minerali (magnesio, potassio, ferro e calcio), vitamine (soprattutto vitamina E, acido folico e vitamine del gruppo B) e proteine.

Contengono, inoltre, grassi “buoni”, ovvero gli acidi grassi omega 3, che aiutano ad abbassare il livello di colesterolo LDL e prevengono le infiammazioni. Grazie al contenuto di acido ellagico, un potente antiossidante naturale, sono ottime anche per rafforzare il sistema immunitario.

Infine, contengono melatonina, una sostanza che regola il ritmo sonno-veglia, e arginina, un amminoacido che fornisce energia all’organismo.

I benefici di questo alimento sono notevoli. Innanzitutto, grazie all’elevato contenuto di acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi (Omega 3 e Omega 6), oltre ad aiutare ad abbassare i livelli di colesterolo LDL, hanno azione antinfiammatoria e antitumorale.

La vitamina B1 regola il metabolismo energetico, il funzionamento del sistema nervoso e muscolare. La vitamina B6, invece, regola la sintesi di serotonina, rafforza il sistema immunitario e previene disturbi neurologici. La vitamina B9, meglio conosciuta come acido folico, e il ferro, sono fondamentali per la corretta produzione di emoglobina e per combattere l’anemia.

Lo zinco contenuto nelle noci è utile per prevenire le malattie della prostata. Se consumate a cena, grazie alla melatonina, aiutano a combattere l’insonnia. Inoltre, l’elevato apporto energetico e le numerose vitamine che contengono le rendono l’alimento perfetto per le donne in gravidanza, i bambini, gli sportivi e le persone convalescenti.

Essendo poi ricche di proteine vegetali, calcio e ferro, sono molto utili nelle diete vegetariane e vegane, per sostituire la carne e i derivati animali. Infine, la vitamina E ha proprietà antiossidanti, mentre il magnesio favorisce il corretto funzionamento del sistema muscolare.

In media, si consiglia di mangiarne 30 grammi al giorno (che corrispondono a circa otto noci), per beneficiare di tutte le proprietà, senza rischiare un aumento di peso dovuto all’elevato apporto calorico.

L’ideale sarebbe consumarle a colazione, magari insieme allo yogurt, oppure come spuntino, insieme ad un frutto. Possono anche essere aggiunte all’insalata, per renderla saporita e ricca di proprietà, o nella macedonia.

Nei mesi autunnali bere una bella tisana, soprattutto la sera prima di andare a dormire, è davvero molto piacevole. Tra le tantissime alternative che abbiamo a disposizione, le più adatte sono quelle che ci aiutano ad aumentare le difese immunitarie.

Solitamente contengono spezie e miscele di frutta: le proprietà antibatteriche, fornite da questi ingredienti, aiutano infatti a scongiurare i malanni della stagione. Vediamo quindi alcuni ingredienti per le tisane più adatte in autunno.

  • Yogi tea, contiene zenzero, pepe nero, cardamomo, cannella e chiodi di garofano. Lo zenzero è un antibiotico naturale, e aiuta anche a combattere lo stress. Per quanto riguarda la cannella, oltre ad essere a dare un ottimo sapore, è anche antiossidante, antibatterica, e aiuta a stimolare le difese immunitarie facendo fronte a raffreddori e altri malanni dell’Autunno. Se avete la tosse, non potete fare a meno del cardamomo nelle vostre tisane, che fa bene anche in caso di raffreddore. I chiodi di garofano vi aiuteranno invece a digerire, facendo fronte al mal di testa e alla stanchezza. Per quel che concerne il pepe nero, esso è un buon antisettico ed espettorante.
  • Tisana con malva, conosciuta per i suoi bellissimi fiori viola, viene utilizzata per combattere numerosi disturbi: dalla tosse al mal di gola al mal di stomaco. Perfetta inoltre per alleviare le infiammazioni dovute alle punture d’insetto, ha anche un effetto emolliente e idratante per la pelle. Per la preparazione della tisana potete utilizzare sia i fiori che le foglie: fate bollire 6 foglie fresche o qualche foglia essiccata in circa 500 ml di acqua, filtrate e in caso aggiungete un po’ di miele.
  • Tisana con melissa, l’ideale per stress e insonnia. Per realizzare l’infuso fate bollire insieme alle foglie essiccate di melissa anche la scorza d’arancia o di limone e poi lasciate in infusione per qualche minuto.
  • Tisana con lavanda e salvia, ricche di  proprietà benefiche. La salvia permette di realizzare un gradevole infuso dalle proprietà digestive; la lavanda, i cui fiori devono essere raccolti a fine estate e lasciati essiccare, ha invece proprietà calmanti e rilassanti.
  • Tisana alla menta, perfetta per alleviare numerosi disturbi. Dalle sue foglie si ottiene un infuso dalle proprietà digestive e tonificanti da utilizzare anche in caso di mal di denti o infiammazioni gengivali.

L’uva è uno dei frutti che meglio rappresenta l’immagine dell’autunno.

Questo frutto è capace di portare numerosi benefici per la salute: tratta la costipazione, l’indigestione, la stanchezza, i disturbi renali, la degenerazione maculare e la prevenzione della cataratta.

L’uva è ricca di vitamine A, C, B6 e folati oltre a minerali essenziali come potassio, calcio, ferro, fosforo, magnesio e selenio. Nell’uva sono presenti i flavonoidi, che sono antiossidanti molto potenti: possono ridurre i danni causati dai radicali liberi e rallentare l’invecchiamento cellulare.

Nello specifico i benefici maggiori li riscontriamo per i problemi di:

Asma

L’uva può essere utilizzata come sostegno alla cura per l’asma, in quanto possiede un elevato potere idratante, che aumenta l’umidità presente nei polmoni e riduce le manifestazioni asmatiche.

Salute delle ossa

L’uva è una meravigliosa fonte di micronutrienti come rame, ferro e manganese, che sono importanti per la formazione e la forza delle ossa. L’aggiunta di uva nella vostra dieta su base regolare può prevenire l’insorgenza di condizioni legate all’età come l’osteoporosi.

Il manganese è un elemento estremamente importante nel corpo, che aiuta il metabolismo delle proteine, la formazione di collagene, e il funzionamento del sistema nervoso.

Malattie cardiache

L’uva aumenta i livelli di ossido nitrico nel sangue, e ciò impedisce la formazione di coaguli. Pertanto, il vino o il succo di uva sono un modo efficace per ridurre le probabilità di attacchi di cuore.

Inoltre gli antiossidanti presenti nell’uva prevengono l’ossidazione del colesterolo LDL, che blocca i vasi sanguigni ed è un collaboratore principale per varie problematiche coronariche.

Il colore dell’uva è dettato dall’elevata presenza di flavonoidi. I due tipi principali sono resveratrolo e quercetina: due composti che eliminano gli effetti dei radicali liberi che minacciano il corpo. Inoltre questi due flavonoidi antiossidanti agiscono come una squadra di pulizia per ridurre la formazione piastrinica di grumi e filtrare le tossine dal sangue.

Emicrania

Il succo d’uva matura è un importante rimedio casalingo per curare l’emicrania. Va bevuto la mattina presto, senza aggiungere acqua.

Ironia della sorte, bere vino rosso è spesso considerato una causa di emicrania, ma l’estratto di succo d’uva e semi d’uva è in realtà una soluzione per il problema. Ci sono molte cause dietro l’emicrania, e può essere difficile individuare il colpevole, poiché possono comprendere squilibri chimici, mancanza di sonno, cambiamenti nel tempo, o carenze dietetiche.

Stipsi

L’uva è molto efficace per superare ed eliminare la costipazione. Viene classificata come alimento lassativo, perché contiene acidi organici, zuccheri e cellulosa. E’ anche in grado di alleviare la costipazione cronica tonificando i muscoli intestinali e dello stomaco.

L’uva è ricca di fibre insolubili, il che significa che rimane intatta mentre si muove attraverso il tratto digestivo. Si accumula massa, che promuove la formazione e l’escrezione delle feci in maniera sana.

Tuttavia, se si soffre di diarrea, l’uva non deve essere usata.

Anemia

Il succo d’uva bianca in forma di integratori contiene una buona quantità di ferro e previene l’affaticamento. L’anemia è un vero problema per molte persone, e l’uva da tavola può aiutare a mantenere i livelli di ferro e minerali ben bilanciati nel corpo.

Tuttavia, il succo d’uva scura non ha la stessa capacità.

Disturbi renali

L’uva può ridurre sensibilmente l’acidità dell’organismo (in particolare l’acido urico) e anche aiutare a eliminare l’acido dal sistema, riducendo lo stress e la pressione sui reni. Infatti contenendo un elevato quantitativo di acqua, l’uva induce la minzione, ed aiuta ad eliminare l’acido urico presente nel corpo e ridurne l’acidità.

Attività antibatterica

L’uva rossa ha forti proprietà antibatteriche e antivirali in grado di proteggere dalle infezioni in particolare contro il virus della polio e il virus dell’herpes simplex. Gli studi hanno anche dimostrato che il succo d’uva può affrontare le infezioni batteriche nell’intestino e in altri sistemi.

Alzheimer

Il resveratrolo, un polifenolo benefico presente nell’uva, riduce i livelli di amiloide-beta peptidi nei pazienti con Alzheimer.

Gli studi suggeriscono che l’uva può migliorare la salute del cervello e ritardare l’insorgenza di malattie degenerative neuronali. Uno studio pubblicato sul British Journal of Nutrition afferma che il succo d’uva può anche migliorare la funzione del cervello delle persone anziane che hanno già un decadimento cognitivo lieve.

Sistema immunitario

L’uva non è solo ricca di flavonoidi e minerali, ma anche di vitamine.
In particolare gli alti livelli di vitamina C, K, e A, sostengono il sistema immunitario.

Prevenzione del cancro

L’uva ha proprietà antitumorali grazie all’effetto anti-infiammatorio del resveratrolo.
E’ particolarmente efficace nel ridurre le probabilità di cancro del colon-retto e della mammella.

In conclusione, l’uva gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione di un gran numero di disturbi di salute e può essere utilizzata come un rimedio base per diversi problemi.

Con l’arrivo dell’autunno il nostro organismo risente dei cambiamenti in atto: aumenta l’umidità, diminuiscono le temperature e le giornate si accorciano, ciò porta un senso di malessere generale.

Il nostro corpo prova ad adattarsi a questa nuova condizione cercando di produrre la quantità giusta di ormoni che regolano il ritmo sonno-veglia, la fame e l’umore. Con la riduzione delle ore di luce, infatti, diminuisce la produzione di serotonina e aumenta quella di melatonina, per questo avvertiamo stanchezza e cali d’umore, inoltre l’appetito aumenta e si abbassano le difese immunitarie.

Per ridurre al minimo questi sintomi è importante sfruttare le ultime giornate di sole e mangiare cibi che aumentano la produzione di serotonina e rinforzano le difese immunitarie.

L’alimentazione può quindi aiutarci ad affrontare al meglio il cambio di stagione:

  • tra i cereali preferite quelli di stagione come l’avena che contiene proteine, sali minerali e triptofano, precursore della serotonina. Tra le valide alternative troviamo anche il miglio, il grano saraceno, l’amaranto, l’orzo e il farro, ideali per preparare delle ottime zuppe con l’aggiunta, magari, di verdure di stagione;
  • i legumi, grazie al contenuto di fibre e proteine,  aiutano a mantenere l’intestino regolare e donano energia. Le proteine, inoltre, fanno sì che ceci, soia, lenticchie e fagioli, siano pietanze ottime da consumare anche come piatto unico, in quanto forniscono anche la giusta quantità di carboidrati;
  • non può mancare la frutta secca, quindi noci, mandorle, anacardi, nocciole, tutti frutti oleaginosi che donano energia al nostro organismo in quanto ricchi di ferro, magnesio, potassio, fosforo e zinco. Ottimo alimento anche grazie al contenuto di Omega 3, acidi grassi essenziali che non possono mancare per il benessere del nostro organismo e per affrontare al meglio la stagione fredda.
  • tra i frutti da preferire ci sono: mandarini e arance che sono ricchi di vitamina C e ci aiutano a rinforzare le difese immunitarie, oltre a rallentare l’invecchiamento delle cellule, mantenendo la pelle più giovane e tonica. Le mele contengono pochi zuccheri ma, grazie alla pectina, aiutano a tenere sotto controllo l’indice glicemico, tenendo a bada glicemia e sovrappeso, inoltre contengono molte vitamine, tra cui la vitamina C e vitamine del gruppo B. I cachi sono frutti autunnali dal sapore zuccherino, preziosi per le loro proprietà diuretiche e drenanti, inoltre apportano molta energia, grazie alla buona quantità di potassio presente in questi frutti, e rinforzano il sistema immunitario prevenendo malanni di stagione. Anche l’uva è un alimento che non può mancare sulle nostre tavole, è ricca di vitamine e sali minerali, la buccia dell’uva rossa è poi ricca di polifenoli che riducono l’accumulo di grassi nel fegato e di zuccheri nel sangue con benefici anche sulla pressione arteriosa. Infine, le pere che contengono zuccheri semplici, ideale come frutto da consumare anche se si segue una dieta ipocalorica, inoltre ha un buon contenuto di fibre utili per regolarizzare l’intestino;
  • le verdure da prediligere sono quelle a foglia verde come bietole, verza, spinaci alimenti ricchi di vitamine, che svolgono un’azione antiossidante e antietà proteggendo non solo la pelle ma anche la vista. Non devono mancare anche rape, rapanelli, barbabietola e il radicchio, che aiuta a depurare l’organismo, oltre ad essere l’alimento ideale per chi soffre di reumatismi e artrite. Anche la zucca apporta benefici al nostro organismo in autunno, contiene betacarotene, protegge il sistema circolatorio e hanno proprietà antitumorali oltre a contenere vitamina A, B e C e minerali come calcio, sodio, potassio, ferro, magnesio che donano energia all’organismo. L’ideale sarebbe includere le verdure ad ogni pasto, meglio se crudi oppure cotti al vapore.

Lo sapevi? Tra i numerosi fattori che incidono sulla predisposizione alla gravidanza, lo stile di vita è tra i più importanti. Non si tratta solo di evitare fumo e alcolici, né di bandire semplicemente patatine fritte e dolci. È fondamentale un impegno a modificare attivamente la propria alimentazione.

Certo l’alimentazione non può far nulla dinanzi a gravi problemi di infertilità, ma potrebbe spiegare tanti casi di mancato concepimento senza alcun motivo apparente.

Dopo l’assenza di patologie specifiche, oltre all’età della donna, l’alimentazione può costituire un ostacolo al concepimento: se la donna è in sovrappeso o è obesa bisognerebbe intervenire con una dieta in grado di portare il suo Indice di massa corporea (BMI)a valori considerati normali. Questo perché è stato dimostrato che le donne con un BMI alto che riescono a ridurre il loro peso del 10% rispetto al valore di partenza, possono beneficiare di un significativo miglioramento della fertilità. L’eccesso di peso infatti può avere conseguenze piuttosto importanti che possono minare la capacità di concepimento di una donna, sia spontanea che tramite fecondazione assistita. Può infatti alterare o impedire l’ovulazione, e ostacolare l’annidamento dell’ovocita fecondato.
Ovviamente, uno stile alimentare sano ed equilibrato è altrettanto importante anche per i normopeso.

Recenti studi dimostrano che, in generale, uno stile alimentare ispirato alla dieta mediterranea può rivelarsi un “alleato” della fertilità. Ideale quindi sarebbe seguire la dieta mediterranea con qualche piccolo accorgimento: un apporto inferiore di carboidrati, molta più frutta e verdura di stagione e una particolare attenzione alla scelta delle materie prime.

Non c’è bisogno di rinunciare alla pasta, anche se si suggerisce di preferire quella integrale, ricca di nutrienti e con un maggior potere saziante, consumandola generalmente 2 volte a settimana. In alternativa alla pasta, si può optare per riso, orzo, farro, ecc. Sulla scelta di frutta e verdura è sempre meglio preferire quella di stagione che, in generale, ha un più alto contenuto di nutrienti.

Un’attenzione particolare si deve rivolgere all’etichetta dei prodotti scelti: ad esempio, quando si acquistano le uova, fonte importante di proteine nobili, è meglio assicurarsi che provengano da galline allevate a terra.

Inoltre, la dieta “amica” della fertilità prevede anche poca carne rossa, a cui bisogna preferire il pesce, raccomandando anche il consumo di frutta secca che è ricca di acidi grassi omega 3, notoriamente benefici per la fertilità.

Il periodo estivo, oltre a dare la possibilità di rilassarsi maggiormente rispetto all’inverno, offre molte occasioni, a chi convive con la sindrome del colon irritabile, per variare la dieta, mangiare frutta e verdura di stagione ed evitare quei cibi che innescano i tipici sintomi dell’intestino irritabile, come dolori e crampi addominali, costipazione, diarrea o stitichezza.

L’alimentazione per rilassare la psiche

Dato che stiamo parlando di un disturbo psicofisico, è importante sottolineare che non è possibile curare la sindrome del colon irritabile esclusivamente attraverso l’alimentazione. Tuttavia, una dieta sana e ricca di cibi che aiutano a liberare il corpo dalle tossine e che lo mantengono sempre idratato e arricchito dei giusti nutrienti permette di mantenere uno stile di vita rilassato e, di conseguenza, di diminuire le fastidiose conseguenze dell’intestino irritabile.

I consigli per ridurre i crampi addominali

Abbiamo già detto che il colon irritabile è una sindrome che coinvolge la sfera psichica e fisica. Mangiare lentamente e in ambienti rilassanti, quindi, è la prima regola da tenere a mente per facilitare la digestione ed evitare i crampi addominali. Meglio ancora se durante il giorno si riesce a mangiare frequentemente piccole porzioni di cibo.

Come controllare la stipsi

Per evitare la stitichezza, è importante mangiare cibi ricchi di fibre, bere molta acqua e fare almeno un quarto d’ora di attività fisica ogni giorno; basta anche solo una camminata a passo veloce dall’ufficio alla macchina prima di tornare a casa. Ma quali sono gli alimenti ricchi di fibre? L’orzo perlato, i fagioli, i carciofi, le lenticchie, i lamponi, le fave, i piselli, il pane, la pasta e i cereali integrali (per la colazione).

Ridurre la diarrea

Ogni persona è diversa, per cui è importante imparare a conoscersi a poco a poco e tenere un diario dove annotare i cibi che comportano i problemi maggiori. Di solito, gli alimenti che causano diarrea nelle persone con colon irritabile sono la caffeina, i latticini, i legumi, gli alcolici, i cavoli, i broccoli e i dolcificanti artigianali.

Durante l’estate, la dieta consigliata per evitare i disturbi del colon irritabile comprende soprattutto tanti cibi ricchi di fibre solubili, quindi: frutta e verdura a volontà! Mango, papaia, mele, rape, barbabietole, carote, patate, farina di mais, soia, riso, farina d’avena, pane di frumento e cereali sono un toccasana per la linea e soprattutto per il benessere.

Il profilo metabolico varia per ognuno di noi. Per questo motivo, si può osservare come due persone possono reagire in maniera differente allo stesso regime alimentare.

Nessuna dieta, infatti,  può essere considerata efficace senza un adeguato studio specifico della persona che si appresta ad affrontarla. A conferma di ciò, una ricerca pubblicata sulla rivista «Diabetes», condotta da un gruppo di ricercatori del National Institute of Health e dell’Università di Pisa, che hanno studiato la risposta metabolica di 79 adulti sani.

Lo studio consisteva nel mantenerli prima a digiuno e poi offrire loro diverse diete ipercaloriche ricche in carboidrati o in grassi, il tutto, ogni volta, per ventiquattro ore. Somministrata la dieta, i ricercatori hanno osservato le risposte ponendo ogni partecipante in una camera metabolica, ovvero in una stanza isolata termicamente in cui diversi sensori rilevano i parametri vitali, misurano il consumo di ossigeno e la produzione di anidride carbonica di chi è all’interno.

L’obbiettivo era quello di definire con esattezza il fabbisogno energetico giornaliero e il profilo metabolico, ovvero la maggiore propensione a utilizzare gli zuccheri complessi o i grassi come fonte energetica per tutte le nostre attività (non soltanto fisiche).

Questo passaggio è necessario per quantificare la predisposizione di un individuo a guadagnare o a perdere peso, rispondendo quindi al quesito del perché la stessa alimentazione ha effetti diversi a seconda delle persone a cui è sottoposta.

L’esito della ricerca conferma che ci sono soggetti più propensi a ossidare i grassi e altri più inclini a fare lo stesso con i carboidrati. Questi ultimi, guadagnano più peso nel tempo pur seguendo una dieta normocalorica perché, non consumando tutti i grassi ingeriti con la dieta, li immagazzinano nel corpo come tessuto adiposo.

Al di là di quello che mangiamo, dunque, è il nostro profilo metabolico a determinare il mantenimento di un adeguato girovita. I fattori che condizionano questo parametro sono la genetica, gli ormoni, la dieta e dallo stile di vita in generale.

Affidarsi a degli esperti per creare un regime alimentare personalizzato e specifico per le proprie esigenze, è quindi l’unico modo per ottenere risultati evidenti, duraturi e soprattutto sicuri.