In occasione di Marzo, mese dedicato alla sensibilizzazione dei Disturbi del Comportamento Alimentare, approfondiamo questa problematica, purtroppo molto diffusa e con un esordio sempre più precoce tra le fasce più giovani della popolazione.

Per DCA o disturbo del comportamento alimentare, si intende una patologia caratterizzata da un rapporto patologico con l’alimentazione e con il proprio corpo. Chi ne è affetto presenta una preoccupazione eccessiva per il peso e per le forme del corpo, e ciò è causa di profondo disagio.
Si tratta di un disturbo che emerge soprattutto durante l’adolescenza, in particolare nel genere femminile, ma può presentarsi in qualunque soggetto ed è una patologia da non prendere mai sottogamba.
Soffrire di un disturbo dell’alimentazione, di fatti, può sconvolgere la vita di una persona e limitarne molti aspetti di vita, come le relazioni, il lavoro e la vita sociale. Ogni ambito della vita inizia a ruotare ossessivamente attorno al cibo e alla paura di ingrassare e persino una cena con amici o occasioni felici come matrimoni e festività diventano ben presto fonte di ansia.

 

Quali sono i principali disturbi dell’alimentazione?
I principali disturbi dell’alimentazione sono

  • anoressia nervosa;
  • bulimia nervosa;
  • disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder, BED);
  • Disturbi della nutrizione (feeding disorders);
  • Disturbi alimentari sottosoglia, categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena.

Come si presentano i disturbi del comportamento alimentare?
I comportamenti tipici di un disturbo dell’alimentazione sono generalmente:

  • diminuzione del cibo ingerito;
  • digiuno
  • crisi bulimiche, ovvero ingestione di grandi quantità di cibo in poco tempo;
  • vomito per tenere sotto controllo il peso;
  • uso di lassativi e diuretici, per controllare il peso;
  • intensa attività fisica

NB: Alcune persone possono ricorrere ad uno o più di questi comportamenti, ma ciò non vuol dire necessariamente che esse soffrano di un disturbo dell’alimentazione. Ci sono infatti dei criteri diagnostici ben precisi che chiariscono cosa debba intendersi come patologico e cosa invece non lo è.

 

Una problematica diffusa ma difficile da affrontare
Sfortunatamente, solo una minima percentuale di persone che soffrono di disturbo dell’alimentazione chiedono aiuto. Ciò accade perché non sempre si riesce a comprendere di avere un reale problema, e si sente gratificata dalla perdita di peso e dai complimenti che riceve di conseguenza, rinforzando così l’idea di essere sulla strada giusta. Tuttavia, il problema diventa evidente quando la perdita di peso si fa davvero eccessiva, e ciò innesca un meccanismo complicato per cui amici e familiari percepiscono che qualcosa non va, ma non sanno come affrontare l’argomento.

Odiare il proprio corpo
Una delle caratteristiche maggiormente presenti nei DCA è l’alterazione della propria immagine corporea. Chi soffre di questo tipo di disturbi, percepisce il proprio corpo in modo alterato e non rispondente alla realtà, e ciò finisce per influenzare ogni aspetto della propria vita.
Spesso chi soffre di anoressia non riesce a giudicare il proprio corpo in modo obiettivo; l’immagine che rimanda lo specchio è ai loro occhi quella di una ragazza coi fianchi troppo larghi, con le cosce troppo grosse e con la pancia troppo “grande”. Per le persone che soffrono di bulimia nervosa l’angoscia può essere ancora più forte per il fatto che il fatto di perdere il controllo sul cibo fa percepire il peso corporeo (che molto spesso è normale) come eccessivo. Sia nell’anoressia nervosa che nella bulimia nervosa, la valutazione di sé stessi dipende in modo eccessivo dal peso e dalla forma del proprio corpo.
Spesso il disturbo alimentare è associato ad altre patologie psichiatriche, in particolare la depressione, ma anche i disturbi d’ansia, l’abuso di alcool o di sostanze, il disturbo ossessivo-compulsivo e i disturbi di personalità. Questo tipo di disturbi occupano uno spazio molto particolare nell’ambito della psichiatria, poiché oltre a “colpire” la mente e quindi a provocare un’intensa sofferenza psichica, essi coinvolgono anche il corpo con delle complicanze fisiche talvolta molto gravi.

Il ruolo del nutrizionista nei disturbi del comportamento alimentare
Il ruolo del nutrizionista nell’ambito dei disturbi del comportamento alimentare può essere decisivo, proprio perché tali disturbi originano dal rapporto che si ha con il cibo e con il proprio corpo. A causa di un’eccessiva importanza attribuita al peso e alla forma del corpo, nonché all’ossessiva idea di controllare questi aspetti, l’individuo rischia di danneggiare in maniera significativa la propria salute fisica e anche psicologica. Affrontare questa problematica richiede un intervento multidisciplinare, con la collaborazione di un nutrizionista, che si occuperà dell’aspetto nutrizionale, e di uno psicologo, che avrà il ruolo di sostenere e guidare l’individuo ad una maggiore consapevolezza circa il proprio problema.
In particolare, il nutrizionista punta a regolarizzare l’alimentazione attraverso l’adozione di linee guida alimentari più flessibili: una dieta sana e variegata, pasti regolari e comportamenti alimentari consapevoli e funzionali sono il punto di partenza per tutti i successivi cambiamenti.
Se pensi di soffrire di disturbi dell’alimentazione, sappi che la soluzione esiste ed è assolutamente praticabile. Chiedere aiuto ti permetterà di vivere meglio il tuo rapporto con il cibo, di apprezzare l’unicità e la bellezza del tuo corpo e di riacquistare la serenità in ogni aspetto della tua vita.
Non aspettare. Rivolgiti a Nutrizione Pisano per un consulto.

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) un terzo delle malattie cardiovascolari e dei tumori possono essere evitati con una sana alimentazione.

La nutrizione è un fattore determinante per il benessere e la prevenzione di tantissime patologie. Seguendo una dieta sana ed equilibrata, infatti, è possibile evitare o ridurre il rischio di numerose patologie.
È bene ricordarlo soprattutto oggi, che si celebra la Giornata Mondiale contro il cancro.

L’importanza dell’alimentazione nella prevenzione del cancro
L’American Institute for Cancer Research ha calcolato che le cattive abitudini alimentari sono responsabili di circa tre tumori su dieci e un numero crescente di studi sta dimostrando l’importanza di una sana alimentazione nella prevenzione del cancro.

Tra i fattori più importanti nello sviluppo di questa malattia segnaliamo il sovrappeso e l’obesità (specialmente nella fascia addominale): di fatti, gli individui con un BMI sopra 25 o con un giro vita superiore a 80 cm (per le donne) e 94 cm (per gli uomini) hanno un maggior rischio di ammalarsi di tumori della mammella (dopo la menopausa), dell’endometrio, del rene, dell’esofago, dell’intestino, del pancreas e della cistifellea.
Al fine di prevenire tali casistiche, è importante seguire una sana alimentazione, ricca di fibre, vitamine e oligoelementi, come cereali integrali, legumi, frutta, verdure e pesce azzurro. Tali alimenti sembrano infatti avere un effetto protettivo, specialmente se combinati a sane abitudini (non fumare, evitare agenti cancerogeni professionali ed effettuare visite periodiche).

Non è mai troppo tardi per iniziare a prevenire
Uno stile di alimentazione sano è più efficace se seguito fin dalla tenera età, motivo per cui è fondamentale educare i più piccoli ad un regime nutrizionale equilibrato e privo di eccessi. Tuttavia, non è mai troppo tardi per cambiare le proprie abitudini a tavola: senza dubbio, una svolta alimentare più sana e attenta può fare la differenza!

Come prevenire con l’alimentazione
Una dieta sana, capace di tenere lontano patologie importanti come il cancro non richiede sacrifici, ma solo alcuni accorgimenti che vale la pena seguire per sentirci meglio e preservare la nostra salute:

  • scegliere la maggior parte degli alimenti da fonti vegetali, almeno i 2/3, ad esempio pane, cereali, prodotti a base di cereali, riso, verdure fresche (o surgelate) e legumi;
  • assumere 4, 5 porzioni di frutta e verdura ogni giorno;
  • scegliere frutta, verdura e yogurt per gli spuntini;
  • preferire cereali integrali e ridurre il consumo di farine raffinate;
  • ridurre il consumo eccessivo di carne rossa e salumi e aumentare il consumo di pesce (ricco di omega 3), legumi e uova;
  • assumere quotidianamente fonti di grassi di origine vegetale, come olio extravergine di oliva, frutta secca e semi oleosi;
  • fare movimento quotidianamente e almeno 150 min a settimana di camminata veloce.

La salute inizia a tavola: scegli il meglio per te e inizia ora a mangiare più sano.

Per maggiori informazioni, richiedi una visita al Dott. Giuseppe Pisano: potrai seguire una dieta su misura per te, basata sulle specifiche esigenze del tuo organismo e sullo stile di vita che più ti si addice.

Secondo gli studi della famosa immunologa Antonella Viola, l’alcool è legato allo sviluppo del cancro. Approfondiamo il tema.

L’alcool fa male ed anche un suo consumo moderato potrebbe danneggiare il cervello e aumentare il rischio di tumori: a dirlo è Antonella Viola, ricercatrice e docente all’Università di Padova.
Le dichiarazioni sono una decisa presa di posizione in merito al via libera al provvedimento con cui l’Irlanda renderà obbligatorio per i produttori di bevande alcoliche l’inserimento su bottiglie e lattine di un’etichetta che avverte sui rischi per la salute umana del consumo di alcol, in particolare sul legame tra tale consumo e il cancro.
«Diversi studi hanno confermato che anche un consumo moderato di alcol può favorire lo sviluppo di alcuni tipi di cancro, tra cui quello del colon e quello del seno e della mammella» afferma la docente ai microfoni della trasmissione Il mondo nuovo su RaiRadio1.

L’immunologa ha ricordato che in Italia ogni anno ci sono 10mila casi di tumore provocati dall’alcol e che già nel 1988 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro e l’Organizzazione mondiale della sanità hanno inserito l’etanolo nella lista dei cancerogeni di primo livello, cioè nella lista di quelle sostanze come l’amianto o il benzene, per cui è certa la correlazione della sostanza e l’induzione dei tumori negli esseri umani.

In attesa di ulteriori approfondimenti, non dimentichiamo anche le proprietà positive del classico bicchiere di vino a tavola, fonte di preziosi antiossidanti grazie alla presenza di resveratrolo, utile per contrastare l’invecchiamento.

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Educare fin da piccoli i propri figli a comprendere il valore del cibo è fondamentale per aiutarli a sviluppare sane abitudini alimentari e comportamenti rispettosi a tavola.

Insegnare quanto sia importante non sprecare il cibo o quali alimenti sia preferibile consumare e in che quantità sono aspetti che possono risultare, in tenera età, quasi superflui ma la loro importanza è tutt’altro che da sottovalutare. Sia perché apprendere è più facile da piccoli sia perché le buone abitudini vanno costruite nel tempo.

E allora come educare il/la proprio/a figlio/a al valore del cibo? Vediamolo insieme:

  1. Il primo passo è far capire ai propri figli l’importanza di non sprecare il cibo. Per farlo è necessario dare in prima persona l’esempio: tutto ciò che viene lasciato nel piatto non dev’essere gettato via ma conservato e riproposto – nei limiti della tolleranza di conservazione degli alimenti.
  2. È necessario, poi, non assecondare comportamenti sbagliati come il rifiutarsi di assaggiare cibi per l’aspetto, il colore o l’odore poco gradevole. In questo modo, infatti, si eviteranno pregiudizi e astio nel provare cibi e sapori nuovi.
  3. Anche coinvolgere i bambini in attività come cucinare e fare la spesa aiuta ad avvicinarli al cibo e alla sua importanza. In particolare, lasciare che aiutino nella preparazione del pranzo o della cena sarà per loro un motivo in più per assaggiare con gusto quello che hanno contribuito a cucinare. In più, potrebbe nascere una nuova passione! Coinvolgerli, invece, nel momento della spesa, è un ottimo modo per insegnare loro come scegliere gli alimenti e cosa mettere nel carrello. È importante non assecondarli sempre nell’acquisto di dolci o altri cibi con numerosi additivi e zuccheri, altrimenti risulterebbe poco chiara la ‘lezione’. Piuttosto fargli toccare con mano frutta e verdura e giocare con i loro colori potrebbe creare un feeling maggiore con questi cibi.
  1. È importante far capire ai propri figli che non tutti dispongono della stessa quantità di cibo ma che, purtroppo, esistono luoghi in questo mondo in cui povertà, carestie, guerre e scarsità compromettono l’alimentazione di molte persone.
  2. Infine, seppur piccoli, i bambini devono poter comprendere quali sono i rischi di un’alimentazione non equilibrata e di un regime alimentare scorretto. L’obesità infantile è, infatti, fortemente in crescita nei paesi occidentali e i danni alla salute non possono e devono essere sottovalutati.

In questo, è dai genitori che deve arrivare il giusto esempio: non lasciarsi ‘intenerire’ dalle richieste dei propri figli ma insegnare loro la moderazione e la giusta misura.

Educare, quindi, i propri figli fin da piccoli al valore del cibo è non solo la base per costruire uno stile di vita sano e rispettoso ma è anche la chiave per chiudere fuori dalla loro portata obesità e altri malesseri da essa derivanti.

Mangiare è già di per sè un’esperienza gratificante, che ci porta emozioni positive. Non si tratta soltanto di soddisfare uno dei nostri bisogni primari, ma anche di sperimentare sensazioni organolettiche piacevoli.

Alcuni cibi, nello specifico, possono offrire una sensazione di conforto e regalare emozioni legate al nostro passato o ai momenti speciali condivisi insieme a persone importanti. Soprattutto nei periodi festivi, quando le famiglie si riuniscono, è possibile sperimentare questa sensazione di comfort assaporando piatti classici che ci riconducono ad un passato più spensierato e sereno.
L’odore di una torta fatta in casa o del sugo della nonna è la tipica esperienza emozionale che ci porta a sentirci bene e a scaldarci l’anima.

Il comfort food è differente a seconda dell’individuo, proprio perché si tratta di un’esperienza molto personale e legata ai ricordi che abbiamo. Tuttavia, esistono dei tratti comuni a tutti i cibi considerati “comfort”, indipendentemente dall’età o dalla provenienza geografica: si tratta infatti, quasi sempre, di cibi caldi, come se la temperatura di ciò che mangiamo potesse scaldarci anche a livello emotivo, e a base di carboidrati e zuccheri. I carboidrati, infatti, agiscono sui livelli cerebrali di serotonina, che a sua volta influisce positivamente sull’umore.

Il neuroscienziato Antonio Cerasa, ricercatore presso il CNR e autore di Cooking Therapy, spiega:
“Spesso tra i comfort food prediletti ci sono gli alimenti consumati durante l’infanzia. Si tratta di un’esperienza cognitiva, che si sviluppa a livello della corteccia cerebrale e ci dà piacere nel momento in cui la viviamo”. Una reazione diversa rispetto a quella attivata dal food porn, “che agisce a livello sottocorticale ed è legato all’aspettativa, alle immagini che richiamano il bisogno di alimentarsi”.
Quest’ultimo caso è infatti più legato ad un piacere ancestrale, istintivo e incontrollabile, che ci porta a mangiare in modo quasi compulsivo, senza mai soddisfarci realmente. Si tratta di un’esperienza ben diversa da quella del comfort food, che invece rappresenta qualcosa di reale e gratificante, che ci fa sentire nutriti nel corpo e nell’anima.

Capire le emozioni che proviamo nell’atto di mangiare è fondamentale per avere un rapporto sano ed equilibrato con il cibo.
Se soffri di fame nervosa, abbuffate bulimiche o disturbi alimentari che ti impediscono di vivere con serenità il tuo rapporto con il cibo, puoi affidarti a Nutrizione Pisano. Grazie ad un percorso personalizzato e competente, potrai approfondire i tuoi disagi legati all’alimentazione, trovare la soluzione migliore per te e stare finalmente bene con te stessa/o.

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Le abitudini alimentari dei primi anni di vita possono avere un’importanza radicale nello stato di salute futuro dell’individuo. A confermarlo è un recente report di “OKkio alla Salute”, il sistema di sorveglianza del Ministero della Salute sul sovrappeso e l’obesità e i fattori di rischio correlati nei bambini delle scuole primarie.

I risultati del report sono allarmanti: su un campione di 50mila bambini di terza elementare, il 20,4% è in sovrappeso e il 9,4%. Il dato più grave riguarda il fatto che tale condizione non migliora con la crescita: circa l’80% dei bambini obesi resta tale anche da adulto.

Le cause di questo problema sono da imputare a diversi fattori, primo fra i quali la qualità degli alimenti offerti ai bambini, troppo spesso sottovalutata: cibi pronti, zucchero, fast food… già nei primi anni di età, i bambini sono spesso sottoposti ad un’alimentazione poco equilibrata e non funzionale ad una corretta crescita, a causa di consuetudini alimentari errate o poco curate a livello familiare.

Siamo ciò che mangiamo: non è solo una citazione, ma una realtà, ed è per questo che la nostra alimentazione deve essere molto più curata di quanto lo sia ora.
Rivolgiti a Nutrizione Pisano per ideare un percorso nutrizionale equilibrato, sano e adatto alle specifiche esigenze, per te e per la tua famiglia.

Le uova sono un alimento economico ma incredibilmente nutriente.
Contengono poche calorie e sono ricche di proteine, vitamine, minerali e grassi sani.

Il modo in cui le uova vengono cucinate può, però, influire sulle loro proprietà e sul profilo nutritivo.
Sebbene cucinare le uova renda alcuni nutrienti più digeribili, può danneggiarne altri.
La cottura della maggior parte degli alimenti comporta una riduzione di alcuni nutrienti, in particolare se vengono cotti ad alte temperature per un lungo periodo di tempo.

Tuttavia, anche se cucinare le uova per tempi lunghi può ridurre alcuni nutrienti, questo alimento rimane un’ottima fonte di vitamine e antiossidanti.

Ecco alcuni dei metodi di cottura più comuni:

  • Bollite: le uova sode vengono cotte nel loro guscio in una pentola con acqua bollente; più vengono cotte, più il tuorlo si rassoda.
  • In camicia: le uova in camicia vengono cotte in acqua leggermente più fredda; vengono rotte nell’acqua a una temperatura di 71/82 gradi e cotte per 3 minuti.
  • Fritte: le uova fritte vengono rotte in una padella dove è stato scaldato precedentemente olio o burro.
  • Al forno: le uova al forno vengono cotte senza guscio in una pirofila in forno caldo.
  • Strapazzate: le uova strapazzate vengono sbattute in una ciotola e versate e cotte in una padella calda.
  • Frittata: per fare una frittata le uova vengono sbattute e versate in una padella per poi essere cotte uniformemente da un lato e dall’altro.

La massima digeribilità è posseduta dal tuorlo crudo e dall’albume appena coagulato.
La condizione migliore di cottura consiste perciò, in una breve immersione (3-5 minuti) nell’acqua bollente, dell’uovo con il suo guscio (uovo alla coque) o senza (uovo affogato o in camicia).

Per rendere l’assunzione delle uova ancora più nutriente e sana, possiamo seguire dei semplici consigli che però fanno la differenza.

  1. scegliere metodi di cottura a basso contenuto calorico:, quindi senza aggiunta di altri grassi;
  2. unire le uova alle verdure, poiché questi due alimenti si sposano molto bene e ci permettono di assumere anche fibre e vitamine extra;
  3. scegliere bene le uova al supermercato, controllando sempre il tipo di allevamento dei polli e la loro dieta, in quanto questi possono influenzare la qualità nutrizionale.

Scopri come inserire correttamente questo alimento all’interno della tua dieta richiedendo una consulenza con il Dott. Giuseppe Pisano!

 

La possibilità di allenarsi ovunque e con qualunque cosa ha reso meno credibili le scuse e ha trasformato il workout in un momento di benessere necessario all’interno della giornata.
Il fai-da-te e l’inesperienza, però, hanno causato l’aumento degli infortuni tra allenamenti sbrigativi e, al contrario, eccessivi per il proprio livello di preparazione.

Anche gli appassionati di sport e palestra possono commettere qualche errore in fase di allenamento, correndo il rischio di non vedere i frutti di tanta fatica, o ancora peggio, di infortunarsi in maniera seria.

Infatti, sono tanti gli errori in cui si può inciampare inconsapevolmente, compromettendo non solo l’allenamento, ma anche la nostra salute.

Oggi vedremo insieme quelli più comuni.

  • Trascurare la fase del riscaldamento.
    Effettuare correttamente la fase di riscaldamento è fondamentale per evitare indolenzimenti o strappi muscolari.
    Il metodo migliore per il riscaldamento è quello di praticare del cardiofitness per almeno 8/10 minuti, poi dello stretching, prima di passare al vero e proprio allenamento.
  • Porsi delle aspettative troppo elevate.
    Se siete all’inizio, o è molto che non vi allenate, bisogna porsi questa domanda: “mi sono dato un obiettivo troppo alto?”.
    Se state ricominciando ad allenarvi, iniziate lentamente e aumentate gradualmente.
    Distribuite gli allenamenti con un giorno di riposo in mezzo, scegliendo un allenamento consono al livello.
    Magari è più basso rispetto a quello che facevate un tempo, ma una volta ricostruita la base, allora potrete ricominciare a pieno ritmo
  • Trascurare la disidratazione.
    Sapevate che se vi allenate per un periodo che va dai 45 ai 60 minuti, anche in un ambiente condizionato, perdete circa un litro e mezzo di liquidi?
    Sia per gli uomini che per le donne si consiglia quindi di bere dagli otto ai dodici bicchieri d’acqua al giorno.
  • Sbagliare tecnica di esecuzione degli esercizi.
    Soprattutto all’inizio è bene fare delle lezioni con un personal trainer dedicato che può correggere e impostare la corretta esecuzione degli esercizi.
    Prima di aumentare l’intensità è meglio padroneggiare bene la posizione.
  • Non avere un programma.
    Non avere un piano di allenamento può far perdere la motivazione
    Avere un programma e un appuntamento responsabilizza e struttura la formazione.
    Chi ben pianifica è a metà dell’opera.
  • Mancanza di varietà nel programma.
    Il fisico può trarre molti benefici da un’attività mirata e costante.
    Il programma di allenamento più efficace deve essere il più vario possibile per evitare che i muscoli si adattino e tendano ad andare in risparmio energetico.
    Inoltre non bisogna variare solo la scelta degli esercizi ma anche la durata, l’intensità e la frequenza.

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Secondo le statistiche, circa il 90% dei diabetici è affetto da diabete tipo 2. Insieme ai farmaci, è fondamentale agire sull’alimentazione e sull’attività fisica.

Il rischio di diabete aumenta con l’età, ma riguarda una fascia molto ampia di popolazione, e in particolar modo quella maschile. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, i diabetici nel mondo sono oggi più di 346 milioni, sono destinati a raddoppiare entro il 2030.
Dallo 0,5% dei giovani al 10% ed oltre degli over 65, fino agli ultra 75enni, per cui una persona su 5 viene colpita dal diabete: sono queste le ultime stime sui diabetici in Italia.

Tali stime, tuttavia, non includono i casi “sommersi”, ovvero il numero di diabetici che non sa di esserlo.
Il primo trattamento è farmacologico (insulina) per alcuni (con diabete di tipo 1), ma per la maggior parte di quelli con diabete di tipo 2 una alimentazione ben bilanciata, con l’apporto di tutti i nutrienti, è terapeutica e contribuisce a mantenere sotto controllo il livello di zucchero nel sangue.

I Fattori di rischio
Il diabete rappresenta una delle più comuni malattie metaboliche e consiste in un aumento del glucosio nel sangue (iperglicemia) e nell’incapacità da parte dell’organismo, di metabolizzare correttamente i carboidrati, a causa dell’insufficiente produzione di insulina da parte del pancreas.
Il diabete ha diverse forme, di cui si riconoscono principalmente:
– Il diabete insulino-dipendente o di tipo 1: in questo caso, le cellule beta del pancreas che producono insulina sono distrutte completamente da un processo di auto-immunità;
– il diabete non insulino-dipendente o di tipo 2: in questo caso, la produzione di insulina da parte delle cellule beta è presente ma è inadeguata al fabbisogno, aumentato a causa del sovrappeso;
Il diabete tipo 2 è quello più comune e può essere scatenato da più cause, tra cui la predisposizione genetica, l’azione di fattori ambientali, il sovrappeso o l’obesità, o ancora una dieta sbilanciata.

La diagnosi corretta del diabete è molto importante perché nel tempo la malattia può causare complicanze anche importanti ai reni, alla retina, ai nervi periferici e al cuore.
Oltre ad un’adeguata terapia farmacologica, è importante agire anche sull’alimentazione, che in questo frangente gioca un ruolo di primaria importanza.

Dieta per diabete
La dieta ideale per il diabete non è complessa o restrittiva e può essere tranquillamente sostenuta. Si tratta di una dieta che ha lo scopo di fornire un apporto calorico giornaliero uguale a quello di una persona non diabetica (in assenza di sovrappeso), ma in più ha quattro importanti obiettivi:
1. il controllo glicemico
2. il raggiungimento ed il mantenimento del peso corporeo
3. la prevenzione ed il trattamento dei principali fattori di rischio cardiovascolare
4. il mantenimento di uno stato di benessere non solo fisico ma anche psichico.

Per cui, la dieta deve essere sempre personalizzata tenendo conto delle abitudini alimentari del soggetto e della famiglia, così come delle sue esigenze di vita di relazione.

Una attenzione particolare va poi riservata all’assunzione dei carboidrati, in un quantitativo non inferiore ai 130 e non superiore ai 300 g/giorno, che dovrebbero preferibilmente provenire da alimenti ricchi in carboidrati complessi e fibra alimentare, quali legumi, vegetali, cereali integrali e frutta.

L’importanza dell’attività fisica
L’esercizio fisico, soprattutto aerobico, è parte fondamentale del piano di trattamento del diabete e dovrebbe prevedere almeno 30 minuti di camminata al giorno (o altra forma di esercizio fisico) per un totale di tre ore di movimento la settimana.
Una regolare attività fisica, infatti, non solo aiuta a combattere lo stress, ma ha anche importanti effetti benefici sul metabolismo: migliora la sensibilità all’insulina, riduce i livelli di trigliceridi e di colesterolo cattivo (Ldl) a vantaggio di quello buono (Hdl), aiuta il controllo della pressione arteriosa e previene le malattie cardiovascolari..

Se soffri di diabete e cerchi uno stile di vita e di nutrizione ideale per te, affidati a Nutrizione Pisano.
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I funghi sono un cibo molto apprezzato dai palati della maggior parte delle persone.
Sono molto comuni da trovare ma difficili da identificare: bisogna infatti sempre far attenzione al tipo di fungo trovato prima di mangiarlo o cucinarlo, perché potrebbero essere dannosi o velenosi e causare intossicazioni alimentari.

I funghi possono avere diverse proprietà benefiche per il nostro organismo a seconda della specie a cui appartengono, ma alcune proprietà sono comuni a tutti i funghi.

Innanzitutto i funghi sono poco calorici, ricchi di acqua, e poveri di grassi, il che ne fa un alimento adatto per tutti coloro che vogliono perdere peso o seguire un regime nutrizionale povero di grassi.
Anche il contenuto di fibra, agendo come fattore saziante, risulta utile nei regimi alimentari ipocalorici.

Altra importante proprietà dei funghi è quella di sostenere notevolmente il sistema immunitario, fornendo un’ importante azione antibatterica.
Per tale motivo sono consigliati soprattutto durante il cambio di stagione tra estate ed autunno.

L’azione immunostimolante è potenziata anche dalla presenza di selenio, in grado di stimolare la produzione di citochine da parte dei leucociti, responsabili, nello specifico, della risposta immunitaria alle infezioni.
Il buon contenuto di selenio è benefico anche per capelli, unghie e denti, con proprietà antiossidanti.

Grazie alla presenza della vitamina B, il consumo regolare di funghi apporta benefici anche per il sistema nervoso e sul metabolismo di proteine, lipidi e carboidrati.
Inoltre i funghi forniscono al nostro organismo anche una buona dose di ferro, molto utile per evitare l’accumulo di colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo cattivo) nei vasi sanguigni ed evitare problemi alla circolazione.

Infine la presenza di potassio all’interno dei funghi fa sì che questi ultimi diventino regolatori della pressione sanguigna, svolgendo un’azione protettiva per il cuore oltre a migliorare la memoria e le funzioni cognitive.

Le controindicazioni relative ai funghi fanno riferimento fondamentalmente ad eventuali allergie, rischio di intossicazione ed eventuale consumo di funghi velenosi, ed eccesso nelle quantità.
Quindi è fondamentale fare sempre attenzione a non cogliere specie di funghi velenosi, poiché che se ingeriti possono portare ad intossicazione.
I sintomi più comuni di un’intossicazione relativa a questo alimento sono: diarrea, vomito, nausea, febbre, sudorazione, dolori addominali o macchie rosse sulla pelle.
Ma in casi più gravi possono verificarsi anche allucinazioni, ipertensione, cefalee, danni significativi al fegato o morte.
Anche i funghi sott’olio possono essere pericolosi perché, in caso di cattiva conservazione, si può sviluppare il botulino, un batterio che contamina l’alimento stesso rendendolo dannoso per l’organismo.

Altra importante raccomandazione, è quella di non eccedere con le quantità, e questo a causa di diversi fattori che riguardano tutte le specie di funghi, quindi anche quelle commestibili.
I funghi infatti risultano difficili da digerire a causa della chitina presente al loro interno, una sostanza che ostacola le normali funzionalità dell’apparato digerente.

È consigliabile non consumare i funghi crudi.
Alcuni funghi, infatti, contengono sostanze nocive, che vengono distrutte soltanto cuocendole.

Un altro consiglio è quello di prestare attenzione al processo di masticazione.
Le pareti cellulari del fungo sono spesse e la proteina contenuta nelle sue cellule viene elaborata soltanto se il fungo viene masticato bene.
Inoltre effettuare una corretta masticazione favorisce anche la digestione.

Scopri come inserire in sicurezza questo alimento all’interno del tuo regime alimentare con il Dott. Giuseppe Pisano!