In quest’ultimo anno è nata la necessità di praticare attività fisica in casa a causa del Covd-19.

Ma nello specifico, quali sono gli esercizi che si prestano meglio a queste modalità di allenamento?

SALTARE LA CORDA
Non si dà mi abbastanza importanza alla corda per saltare mentre si tratta di un accessorio fitness potente per mantenersi in forma a domicilio. Il suo esercizio completo sollecita la parte bassa del corpo ma tonifica anche addominali, braccia e spalle. Facilmente utilizzabile, è ideale per dimagrire, avere una pancia piatta, aumentare la propria resistenza ed evitare problemi di cellulite. È importante iniziare gradualmente, con 5 minuti di salto, quindi aumentare progressivamente fino a 15 minuti (equivalenti a 30 minuti di jogging) per poi passare a un allenamento di 30 minuti. Effettuare gli esercizi in qualsiasi momento a casa propria (su un pavimento non troppo duro).

CYCLETTE 
L’emblema dello sport a casa, permette di rimettersi in forma, migliorando la propria resistenza: il muscolo, senza traumi per le articolazioni, affina la sua forma e brucia i grassi.
Inoltre, la cyclette è eccellente per preservare il sistema cardiovascolare. Il nostro consiglio: una buona regolazione della posizione è la garanzia per non soffrire di lombari.

ADDOMINALI
Non c’è niente di meglio che gli esercizi di tonificazione addominale per mantenersi in forma e soprattutto rafforzare gli addominali. L’esercizio di base è la panca addominale: in appoggio sui gomiti e sui piedi, contrarre gli addominali e mantenere la posizione per 30 secondi – 1 minuto. Il corpo deve essere ben allineato, come nella posizione delle flessioni. Realizzare 3 serie con un tempo di recupero di 30 secondi, dalle 2 alle 3 volte a settimana. Per lavorare gli addominali medi e i grandi obliqui, eseguire una panca laterale: di lato, in appoggio su un gomito, con i piedi e le gambe unite, mantenere la posizione o compiere dei piccoli movimenti a livello dei fianchi e del bacino per complicare l’esercizio.

GYM BALL
La gym ball è un pallone fitness che permette di rafforzare i muscoli profondi in dolcezza. Se sollecita essenzialmente gli addominali, permette anche di rafforzare cosce e glutei. La gym ball va scelta in base alla propria statura, tenendo a mente che più il pallone è morbido, più gli esercizi saranno facili da eseguire. Consigliamo di gonfiarla gradualmente secondo la propria progressione.

Stanchi del freddo e del menù invernale? Il mese di marzo, ci porta una ventata di aria fresca!

La lista della frutta e della verdura di stagione a marzo ci lascia con l’imbarazzo della scelta su come prepararla e, soprattutto, sono tantissime le proprietà di cui possiamo beneficiare.

Chi vuole approfittare delle proprietà antianemiche, antitumorali e disintossicanti dei cavolini di Bruxelles può lasciarsi ispirare: sono molte le opportunità e varianti a cui possiamo attingere su come cucinare questo alimento molto ricco di vitamina K.  Il cavolfiore, invece, grazie al suo sapore delicato è può riuscire a conquistare anche i più piccoli di casa con ricette poco elaborate, come ad esempio gratinato al forno.

Sebbene non sia ancora molto diffuso, il topinambur sta conquistando i palati di un numero sempre maggiore di persone. Si tratta di un tubero che si può consumare sia crudo che cotto, e si può preparare al forno, in padella, oppure fritto. Si può utilizzare facilmente come alternativa ipocalorica alle patate. Anche in questo caso, lo si può proporre ai bambini, semplicemente optando per delle sottilissime chips forno con sale e pepe.

Le cime di rapa oltre a essere molto appetitose, hanno proprietà che le rendono una preziosa alleata del nostro organismo.  Svolgono, infatti, un’azione depurativa, antiossidante e detossificante: non soltanto ci aiutano a contrastare l’invecchiamento cellulare, ma contribuiscono anche ad un’efficace prevenzione di malattie cardiovascolari e neoplasie. In cucina, oltre che come condimento della pasta, le cime di rapa sono ottime anche in padella o al vapore.

Originarie del bacino del Mediterraneo e del vicino Oriente, le taccole sono un frutto che, si distingue dalla maggior parte dei legumi, poiché interamente commestibili, semi e baccello compresi.
In cucina, le taccole sono ottime crude in insalata o come antipasto, intere o a pezzi, lessate e condite con olio e limone. Un’alternativa è farle in umido con l’aggiunta di pomodoro, o aggiungerle  al minestrone, per donargli un gusto delicato e molto particolare.

Anche i piselli che conosciamo meglio sono utilissimi: infatti, hanno contemporaneamente proprietà di verdura e di legume. Insieme al riso compongono un ottimo piatto unico, sostanzioso e sano.

Infine, chi soffre di problemi di digestione o meteorismo, ma anche chi semplicemente desidera sostenere in maniera naturale il proprio organismo non può fare a meno del finocchio, sia fresco che sotto forma di tisana. Le proprietà di questo ortaggio sono molteplici: in particolare, svolge una preziosa funzione diuretica e carminativa. Alcuni studi, inoltre, suggeriscono che la tisana al finocchio sia utile anche per ridurre l’appetito, ragion per cui viene consigliata nelle diete dimagranti.

PRAL è una sigla che indica letteralmente il potenziale di carico acido renale.
Si tratta di un metodo scientificamente validato, frequentemente utilizzato per calcolare il bilancio chimico delle molecole acidificanti e alcalinizzanti di un alimento o di un integratore.
Grazie a questo metodo, non solo si stabilisce il pH di un composto, ma si stima la relativa capacità di interazione con il sangue umano.
In sintesi, il PRAL determina l’effetto chimico acido-base di un composto sull’organismo umano.

I fattori da valutare per la stima del PRAL sono:

  1. Proteine totali
  2. Zolfo degli amminoacidi solforati
  3. Fosforo
  4. Potassio
  5. Magnesio
  6. Calcio
  7. La produzione di acidi e basi endogeni rispetto al contenuto dei singoli minerali e amminoacidi coinvolti.

I prodotti con PRAL negativo (PRAL – ) risultano potenzialmente alcalinizzanti (es. ortaggi e frutti) innalzando il PH sanguigno; mentre gli alimenti caratterizzati da PRAL positivo (PRAL +) possiedono un effetto acidificante (es. la carne, i derivati del latte, il pesce e il tuorlo d’uovo) abbassando il PH sanguigno.

Nello specifico, gli alimenti con PRAL + aumentano sensibilmente la presenza di ioni idrogeno nel sangue e l’eliminazione del calcio attraverso le urine. Questo meccanismo è decisamente fondamentale nella valutazione di una dieta sana ed equilibrata, soprattutto quando si prendono in esame alcuni soggetti ad alto rischio di osteoporosi: l’eliminazione urinaria del calcio, infatti, favorisce l’impoverimento della densità scheletrica, alzando così l’indice di rischio per l’insorgenza di osteoporosi nella terza età.
Si evince quindi che, per ottenere un regime alimentare equilibrato, è necessario dosare correttamente gli alimenti alcalinizzanti, utili a contrastare gli effetti negativi di quelli con PRAL+.

Per creare una dieta efficace, equilibrata e soprattutto sicura, rivolgiti al Dott. Giuseppe Pisano.

L’indice glicemico rappresenta la capacità dei carboidrati contenuti negli alimenti di innalzare la glicemia, ovvero il valore che indica la quantità di glucosio presente nel sangue.

Per quantificare l’indice glicemico di un alimento si fa riferimento ad un valore standard, che nella fattispecie è l’indice glicemico di 50 grammi di glucosio o di pane bianco (IG=100).
È necessario assumere 50 grammi dell’alimento da analizzare e monitorare i livelli glicemici nelle due ore successive. Tali valori andranno poi confrontati con quelli dello standard di riferimento.
Se ad esempio un alimento ha indice glicemico pari a 60, significa che ingerendo 50 grammi di quel dato alimento la glicemia sale del 60% rispetto a quanto avviene con 50 grammi di pane bianco.
Alcuni carboidrati vengono assorbiti velocemente e determinano un aumento rapido della glicemia (IG alto);
altri invece rilasciano il glucosio più lentamente (IG basso).

L’indice glicemico è influenzato dalla composizione nutrizionale complessiva dell’alimento o del pasto.
Nello specifico:

  • Fibre, grassi e proteine lo riducono;
  • La maturazione dei frutti lo aumenta;
  • Tipo di glucide in oggetto; il glucosio ha il maggior indice glicemico, mentre il fruttosio quello più basso. L’amido crudo è indigeribile e tutti gli amidi hanno una struttura diversa tra loro, con indici glicemici differenti. L’amido resistente ha un indice glicemico molto basso;
  • Stato di idratazione, poiché i carboidrati “secchi” sono poco digeribili, idratandoli si aumenta l’indice glicemico. Troppa tuttavia, può sortire l’effetto opposto;
  • La cottura dei carboidrati li idrolizza, rendendoli più facilmente digeribili e velocemente assorbibili, aumentando l’indice glicemico. Tuttavia, se la composizione è mista possono subentrare fattori di riduzione della digeribilità proteica, glicazione ecc.;
  • La cottura delle fibre le rende più solubili, quindi meno indigeste ma più capaci di gelificare il contenuto digerente. L’impatto è controverso.

È fondamentale però fare una distinzione, specificando il concetto di carico glicemico:
questo parametro si ottiene rapportando l’indice glicemico di un certo alimento, alla sua porzione media. E’ quindi sufficiente moltiplicare l’IG di un dato carboidrato (es. fruttosio IG=20) per la quantità assunta (ad esempio 30 grammi). Nel caso specifico il carico glicemico del pasto è pari a 20 x 30= 600.
Per non ingrassare e tenere sotto controllo glicemia ed appetito la quantità di ciò che si mangia è dunque più importante dell’indice glicemico del singolo alimento. Escludere dalla propria dieta alcuni cibi solo perché hanno un indice glicemico elevato non ha alcun senso, basta, semplicemente, avere un rapporto equilibrato con il cibo evitando gli eccessi.

Condurre un regime dettato dal consumo di alimenti ad alto indice glicemico incrementa diversi rischi, tra cui:

  • la glicemia sale  più rapidamente;
  • la risposta insulinica è più marcata;
  • l’organismo si abitua ad utilizzare, preferenzialmente, gli zuccheri al posto dei grassi;
  • lo stress ossidativo aumenta provocando invecchiamento precoce e rischio oncologico;
  • dopo 2-4 ore la glicemia scende e torna la fame;
  • nel tempo si crea un sovraccarico di lavoro per il pancreas che causa inizialmente insulinoresistenza e successivamente la comparsa del diabete;
  • il rischio di carie dentaria è maggiore.

Generalmente, per quanto riguarda gli sportivi, è sconsigliata l’assunzione di troppi alimenti ad alto indice glicemico prima della competizione o dell’allenamento: il consumo di zuccheri semplici farebbe infatti aumentare rapidamente la glicemia stimolando la secrezione di insulina con conseguente ipoglicemia secondaria, diminuzione dell’ossidazione dei grassi e possibile rapida diminuzione delle scorte di glicogeno.
I carboidrati ad alto e moderato indice glicemico sono invece utili per favorire il recupero nel post-allenamento.

Gli alimenti a basso indice glicemico hanno un notevole effetto sul rischio cardiovascolare in quanto attenuano l’iperinsulinemia postprandiale e favoriscono un aumento del colesterolo buono (HDL).
In questo caso, per gli sportivi l’assunzione di alimenti a basso indice glicemico prima della competizione ha un effetto positivo sulla performance.
Tenendo conto di tutte queste varianti, è fondamentale trovare il giusto equilibrio che ci permetta di condurre una sana alimentazione. Affidarsi ad un professionista è fondamentale per garantire sicurezza, salute e benessere al nostro corpo.

Con l’arrivo dell’autunno il nostro organismo risente dei cambiamenti in atto: aumenta l’umidità, diminuiscono le temperature e le giornate si accorciano, ciò porta un senso di malessere generale.

Il nostro corpo prova ad adattarsi a questa nuova condizione cercando di produrre la quantità giusta di ormoni che regolano il ritmo sonno-veglia, la fame e l’umore. Con la riduzione delle ore di luce, infatti, diminuisce la produzione di serotonina e aumenta quella di melatonina, per questo avvertiamo stanchezza e cali d’umore, inoltre l’appetito aumenta e si abbassano le difese immunitarie.

Per ridurre al minimo questi sintomi è importante sfruttare le ultime giornate di sole e mangiare cibi che aumentano la produzione di serotonina e rinforzano le difese immunitarie.

L’alimentazione può quindi aiutarci ad affrontare al meglio il cambio di stagione:

  • tra i cereali preferite quelli di stagione come l’avena che contiene proteine, sali minerali e triptofano, precursore della serotonina. Tra le valide alternative troviamo anche il miglio, il grano saraceno, l’amaranto, l’orzo e il farro, ideali per preparare delle ottime zuppe con l’aggiunta, magari, di verdure di stagione;
  • i legumi, grazie al contenuto di fibre e proteine,  aiutano a mantenere l’intestino regolare e donano energia. Le proteine, inoltre, fanno sì che ceci, soia, lenticchie e fagioli, siano pietanze ottime da consumare anche come piatto unico, in quanto forniscono anche la giusta quantità di carboidrati;
  • non può mancare la frutta secca, quindi noci, mandorle, anacardi, nocciole, tutti frutti oleaginosi che donano energia al nostro organismo in quanto ricchi di ferro, magnesio, potassio, fosforo e zinco. Ottimo alimento anche grazie al contenuto di Omega 3, acidi grassi essenziali che non possono mancare per il benessere del nostro organismo e per affrontare al meglio la stagione fredda.
  • tra i frutti da preferire ci sono: mandarini e arance che sono ricchi di vitamina C e ci aiutano a rinforzare le difese immunitarie, oltre a rallentare l’invecchiamento delle cellule, mantenendo la pelle più giovane e tonica. Le mele contengono pochi zuccheri ma, grazie alla pectina, aiutano a tenere sotto controllo l’indice glicemico, tenendo a bada glicemia e sovrappeso, inoltre contengono molte vitamine, tra cui la vitamina C e vitamine del gruppo B. I cachi sono frutti autunnali dal sapore zuccherino, preziosi per le loro proprietà diuretiche e drenanti, inoltre apportano molta energia, grazie alla buona quantità di potassio presente in questi frutti, e rinforzano il sistema immunitario prevenendo malanni di stagione. Anche l’uva è un alimento che non può mancare sulle nostre tavole, è ricca di vitamine e sali minerali, la buccia dell’uva rossa è poi ricca di polifenoli che riducono l’accumulo di grassi nel fegato e di zuccheri nel sangue con benefici anche sulla pressione arteriosa. Infine, le pere che contengono zuccheri semplici, ideale come frutto da consumare anche se si segue una dieta ipocalorica, inoltre ha un buon contenuto di fibre utili per regolarizzare l’intestino;
  • le verdure da prediligere sono quelle a foglia verde come bietole, verza, spinaci alimenti ricchi di vitamine, che svolgono un’azione antiossidante e antietà proteggendo non solo la pelle ma anche la vista. Non devono mancare anche rape, rapanelli, barbabietola e il radicchio, che aiuta a depurare l’organismo, oltre ad essere l’alimento ideale per chi soffre di reumatismi e artrite. Anche la zucca apporta benefici al nostro organismo in autunno, contiene betacarotene, protegge il sistema circolatorio e hanno proprietà antitumorali oltre a contenere vitamina A, B e C e minerali come calcio, sodio, potassio, ferro, magnesio che donano energia all’organismo. L’ideale sarebbe includere le verdure ad ogni pasto, meglio se crudi oppure cotti al vapore.

Lo sapevi? Tra i numerosi fattori che incidono sulla predisposizione alla gravidanza, lo stile di vita è tra i più importanti. Non si tratta solo di evitare fumo e alcolici, né di bandire semplicemente patatine fritte e dolci. È fondamentale un impegno a modificare attivamente la propria alimentazione.

Certo l’alimentazione non può far nulla dinanzi a gravi problemi di infertilità, ma potrebbe spiegare tanti casi di mancato concepimento senza alcun motivo apparente.

Dopo l’assenza di patologie specifiche, oltre all’età della donna, l’alimentazione può costituire un ostacolo al concepimento: se la donna è in sovrappeso o è obesa bisognerebbe intervenire con una dieta in grado di portare il suo Indice di massa corporea (BMI)a valori considerati normali. Questo perché è stato dimostrato che le donne con un BMI alto che riescono a ridurre il loro peso del 10% rispetto al valore di partenza, possono beneficiare di un significativo miglioramento della fertilità. L’eccesso di peso infatti può avere conseguenze piuttosto importanti che possono minare la capacità di concepimento di una donna, sia spontanea che tramite fecondazione assistita. Può infatti alterare o impedire l’ovulazione, e ostacolare l’annidamento dell’ovocita fecondato.
Ovviamente, uno stile alimentare sano ed equilibrato è altrettanto importante anche per i normopeso.

Recenti studi dimostrano che, in generale, uno stile alimentare ispirato alla dieta mediterranea può rivelarsi un “alleato” della fertilità. Ideale quindi sarebbe seguire la dieta mediterranea con qualche piccolo accorgimento: un apporto inferiore di carboidrati, molta più frutta e verdura di stagione e una particolare attenzione alla scelta delle materie prime.

Non c’è bisogno di rinunciare alla pasta, anche se si suggerisce di preferire quella integrale, ricca di nutrienti e con un maggior potere saziante, consumandola generalmente 2 volte a settimana. In alternativa alla pasta, si può optare per riso, orzo, farro, ecc. Sulla scelta di frutta e verdura è sempre meglio preferire quella di stagione che, in generale, ha un più alto contenuto di nutrienti.

Un’attenzione particolare si deve rivolgere all’etichetta dei prodotti scelti: ad esempio, quando si acquistano le uova, fonte importante di proteine nobili, è meglio assicurarsi che provengano da galline allevate a terra.

Inoltre, la dieta “amica” della fertilità prevede anche poca carne rossa, a cui bisogna preferire il pesce, raccomandando anche il consumo di frutta secca che è ricca di acidi grassi omega 3, notoriamente benefici per la fertilità.

Il periodo estivo, oltre a dare la possibilità di rilassarsi maggiormente rispetto all’inverno, offre molte occasioni, a chi convive con la sindrome del colon irritabile, per variare la dieta, mangiare frutta e verdura di stagione ed evitare quei cibi che innescano i tipici sintomi dell’intestino irritabile, come dolori e crampi addominali, costipazione, diarrea o stitichezza.

L’alimentazione per rilassare la psiche

Dato che stiamo parlando di un disturbo psicofisico, è importante sottolineare che non è possibile curare la sindrome del colon irritabile esclusivamente attraverso l’alimentazione. Tuttavia, una dieta sana e ricca di cibi che aiutano a liberare il corpo dalle tossine e che lo mantengono sempre idratato e arricchito dei giusti nutrienti permette di mantenere uno stile di vita rilassato e, di conseguenza, di diminuire le fastidiose conseguenze dell’intestino irritabile.

I consigli per ridurre i crampi addominali

Abbiamo già detto che il colon irritabile è una sindrome che coinvolge la sfera psichica e fisica. Mangiare lentamente e in ambienti rilassanti, quindi, è la prima regola da tenere a mente per facilitare la digestione ed evitare i crampi addominali. Meglio ancora se durante il giorno si riesce a mangiare frequentemente piccole porzioni di cibo.

Come controllare la stipsi

Per evitare la stitichezza, è importante mangiare cibi ricchi di fibre, bere molta acqua e fare almeno un quarto d’ora di attività fisica ogni giorno; basta anche solo una camminata a passo veloce dall’ufficio alla macchina prima di tornare a casa. Ma quali sono gli alimenti ricchi di fibre? L’orzo perlato, i fagioli, i carciofi, le lenticchie, i lamponi, le fave, i piselli, il pane, la pasta e i cereali integrali (per la colazione).

Ridurre la diarrea

Ogni persona è diversa, per cui è importante imparare a conoscersi a poco a poco e tenere un diario dove annotare i cibi che comportano i problemi maggiori. Di solito, gli alimenti che causano diarrea nelle persone con colon irritabile sono la caffeina, i latticini, i legumi, gli alcolici, i cavoli, i broccoli e i dolcificanti artigianali.

Durante l’estate, la dieta consigliata per evitare i disturbi del colon irritabile comprende soprattutto tanti cibi ricchi di fibre solubili, quindi: frutta e verdura a volontà! Mango, papaia, mele, rape, barbabietole, carote, patate, farina di mais, soia, riso, farina d’avena, pane di frumento e cereali sono un toccasana per la linea e soprattutto per il benessere.

Proporre ai più piccoli un’alimentazione adeguata rappresenta, in questo periodo, un importante accorgimento da seguire per far sì che le vacanze siano davvero un momento di distensione e di benessere per tutti.

L’estate, che per i ragazzi significa principalmente vacanza, è sempre accompagnata da un grande caldo che spesso causa cambiamenti non sempre salutari nell’alimentazione dei bambini e dei ragazzi. Se infatti per i piccoli lattanti il caldo comporta spesso riduzione dell’appetito e relative ansie familiari, per i bambini in età prescolare e scolare esso si associa a variazione del ritmo del sonno, rifiuto anche maggiore del solito della colazione, ricerca di bevande zuccherate fredde (come risposta all’esigenza dell’acqua), frutta e verdura sempre piuttosto scarsi e un consumo elevato di gelati.
Per fare in modo che l’estate sia invece un periodo di riposo e relax, è necessario ricordare alcune semplici regole:

– il caldo comporta una riduzione di appetito in tutte le età, quindi anche ai bambini di età inferiore ai 2 anni. In questo periodo la cosa più importante è assumere liquidi quindi se il biberon viene rifiutato potrà essere sostituito con del latte quasi freddo o da un fresco yogurt;
– per invogliare e stimolare i bambini a mangiare regolarmente, può essere utile giocare con i colori degli alimenti, puntare su temperature più basse e sulla semplicità nella preparazione: non forzare mai il bambino a finire la porzione;
– è necessario proporre ai bambini un’alimentazione varia, ricca di frutta e verdura, possibilmente presentata in piccole porzioni sistemate in piatti grandi, su tavole ben preparate in cui il colore è abbondante;
– i bambini più grandi, spesso la sera restano svegli fino a tardi e conseguentemente la mattina, svegliandosi più tardi, saltano la colazione. Tuttavia, è molto importante non fargli abbandonare l’abitudine alla prima colazione, poiché rappresenta il pasto più importante della giornata, fornendo l’energia e i nutrienti di cui abbiamo bisogno;
– durante l’arco della giornata il caldo porta ad avere sete, ma spesso i nostri bambini ricercano come risposta bevande gassate zuccherate che apportano calorie, favorendo il sovrappeso e senza soddisfare il desiderio di dissetarsi. Questa abitudine è sbagliata, in quanto l’unico modo di idratare correttamente il corpo è quello di assumere acqua, a tutte le età;
– di fronte al rifiuto di alimenti cotti e caldi come carne o pesce non bisogna preoccuparsi subito e ricorrere ad alimenti precotti od impanati pur di farlo mangiare, ma preferire alimenti freddi e semplici. Un’alimentazione corretta prevede nell’arco di una settimana un consumo di: carne, pesce e legumi almeno 3-4 volte mentre formaggi, affettati e uovo 1-2 volte. Se il caldo non si attenua è bene ricorrere a cibi freddi magari preparati in insalatone colorate ed anche se il consumo di affettati, uovo e formaggi risulterà maggiore, si potrà recuperare in seguito;
– frutta e verdura sono sempre uno dei problemi maggiori per i nostri bambini, anche se in estate la maggiore varietà di tali elementi porta alcuni giovani a mangiarne di più, mentre per altri rimane un tabù: svuota il frigorifero di tanti prodotti per riempirlo di frutta e verdura molto colorati, prepara belle macedonie da offrire come spuntino a tuo figlio ed ai suoi amici sempre giocando sui colori e sulle preparazioni (es. spiedini e ghiaccioli di frutta fatti in casa). In questo modo l’estate servirà a farlo avvicinare a queste pietanze;
– in estate tutti abbiamo la voglia di un buon gelato e spesso esso rappresenta la dolce fine di una cena o di una breve passeggiata: il gelato è un ottimo alimento e come tale va considerato secondo il suo apporto calorico, diverso secondo il tipo che si mangia; se il proprio figlio è in sovrappeso è consigliato prenderlo alla frutta. Quando è in previsione un dopo cena, cerca di metterlo alla fine di una buona ora di passeggiata: lo gusterai meglio e aiuterai tuo figlio a crescere in modo sano.

Quando fa caldo, non è semplice condurre un’attività sportiva regolare.

Correre o fare sport quando le temperature sono molto alte espone al rischio di disidratazione, insolazione e altri disturbi legati al caldo.

Proprio per questo motivo è importante bere molta acqua prima, durante e dopo lo sforzo: bastano uno o due sorsi ogni 10 minuti per ottimizzare la fase di recupero, evitando così il rischio di causare danni al livello dei tessuti muscolari.

Per reintegrare la perdita di acqua e sali minerali, è necessario inoltre introdurre frutta e verdura fresche nella propria alimentazione.

Importante è anche sapersi vestire per fare sport. Il consiglio è di scegliere capi ampi e traspiranti in modo da far raffreddare il corpo più facilmente. I vestiti running estivi sono studiati appositamente per la corsa quando il termometro sale molto: la stoffa aiuta a far passare il sudore verso l’esterno, mantenendo la pelle asciutta.

Per evitare i colpi di calore, è consigliato bagnarsi ogni tanto la testa e la parte superiore del corpo, inoltre è utile indossare un cappello per proteggersi dai raggi del sole e per evitare che il sudore coli sugli occhi.

Ricorda sempre di ascoltare il tuo corpo e di non sottoporti a sforzi eccessivi!

 

La fame nervosa non nasce da un bisogno fisiologico di nutrirsi, ma è scatenata da fattori psicologici come:

  • stress;
  • ansia;
  • noia;
  • tristezza.

È un disturbo alimentare che si verifica quando non riusciamo a gestire o controllare questo tipo di emozioni o sensazioni, oppure tendiamo a vivere situazioni complicate a cui non riusciamo a trovare una soluzione.

In questi casi, il cibo diventa uno strumento, mal utilizzato, nel quale rifugiarci per non dover affrontare ciò che ci fa stare male. Più le emozioni sono forti e meno le riusciamo a gestire, più il bisogno di mangiare diventa compulsivo e incontrollato.

Secondo alcuni studi le persone comprese fra i 16 e i 40 anni hanno sofferto almeno una volta nella vita di fame nervosa e le donne sono quelle più inclini a soffrirne.

Ma come si fa a capire se siamo presi da un attacco di fame nervosa? Ci sono dei segnali che ci indicano che non stiamo mangiando per necessità, ma stiamo tentando di non affrontare le nostre emozioni:

  • un continuo stato di ansia oppure di tristezza;
  • mangiare quando non ne avvertiamo un bisogno fisiologico;
  • mangiare per consolazione o in sostituzione a qualcosa che ci manca o di cui non riusciamo a trovare piacere;
  • mangiare tutto ciò che capita, soprattutto unendo cibi dolci a quelli salati;
  • mangiare senza assaporare il cibo e senza trovare piacere nel pasto;
  • provare senso di rilassatezza dopo aver ingurgitato grandi quantità di cibo, ma anche un senso di vergogna per l’abbuffata appena fatta.

Può sembrare difficile uscire da una situazione che sembra più grande di noi. Il primo passo è sicuramente la conoscenza e la consapevolezza di noi stessi e delle nostre emozioni: ogni volta che sentiamo l’impulso irrefrenabile di mangiare qualcosa, proviamo a soffermarci sulle nostre emozioni. Capire cosa c’è che non va, ci aiuta a focalizzarci meglio su come trovare una soluzione per cambiare ciò che ci fa stare male.

Anche provare a impiegare il tempo in maniera diversa facendo attività sportiva o un’attività rilassante aiuta molto. In questo modo possiamo scaricare le tensioni e liberare la testa, sentendo meno il bisogno di coccolarci con cibi che non ci fanno bene.

In questi casi è molto importante scegliere di rivolgersi a professionisti in grado di ristabilire un equilibrio fisico e psicologico, lavorando sul rapporto con il cibo.