L’orata al forno con verdure miste è un secondo piatto di pesce completo, leggero e facile da preparare.

INGREDIENTI:

  • orata;
  • carote;
  • zucchine
  • olio extra-vergine di oliva
  • sale e pepe.

PROCEDIMENTO

Per iniziare, pulite il pesce eviscerandolo e sciacquandolo sotto l’acqua corrente. Successivamente eliminate le squame con un coltello facendo attenzione a non fare troppa pressione, e inserite qualche rondella di limone all’interno. Massaggiate l’orata per un minuto con olio extra-vergine di oliva per renderla morbida e saporita.

Pulite e tagliate le carote e le zucchine, disponendole su una teglia coperta da carta forno.

Adagiate l’orata sulle verdure e irrorate con olio extra-vergine di oliva aggiungendo sale e a scelta un po’ di pepe.

Infornate il tutto per 15 minuti a 180°.

Buon appetito!

Il reflusso gastroesofageo è un disturbo legato alla risalita del contenuto gastrico nell’esofago che, non avendo le debite protezioni verso un pH tanto acido, nel lungo termine può danneggiarsi determinando una sintomatologia caratterizzata da: pirosi retrosternale, rigurgito e dolore epigastrico. Ciò che determina questo disturbo è l’alterazione dell’equilibrio tra gli agenti aggressivi, ovvero il contenuto gastrico acido e quelli preventivo-difensivi dell’esofago.
L’alimentazione diventa quindi di fondamentale importanza per evitare o ridurre questo disturbo: sono consigliati alimenti magri e ricchi di proteine come carne bianca, uova e pesce perché più facili da digerire, cereali integrali a basso contenuto di grassi che assorbono i succhi gastrici dello stomaco, verdura fresca e frutta a basso contenuto di acido citrico come meloni, pere, mele, banane e frutti di bosco in quanto mantengono accettabile il tasso di acidità dello stomaco. Sono da evitare invece alimenti ricchi di grassi, cioccolato, menta, bevande gassate o a base di caffeina, pomodori crudi e spezie come pepe, peperoncino e noce moscata.
Oltre all’alimentazione, per combattere questo disturbo è consigliato bere molta acqua e condurre uno stile di vita sano. Tenere sotto controllo il peso è quanto viene richiesto ai pazienti, ancor prima di iniziare la terapia, ed è quindi opportuno svolgere attività fisica a bassa intensità.
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La ritenzione idrica è una tendenza delle cellule a trattenere liquidi, tossine e sali minerali. Nello specifico, si tratta di uno squilibrio tra due sali minerali, potassio e sodio: quando quest’ultimo è in quantità maggiore rispetto al potassio, il corpo tende a trattenere più liquidi e tossine, influenzato inoltre dall’alterazione del sistema circolatorio venoso e linfatico. Il ristagno dei fluidi avviene in zone specifiche del corpo predisposte all’accumulo di grassi, ovvero addome, cosce e glutei. Tutto ciò causa un’ alterazione del metabolismo cellulare, compromesso dallo scarso apporto di ossigeno.

La ritenzione idrica, inoltre, è uno dei fattori che possono causare una dilatazione delle pareti delle vene delle gambe, dando origine all’insufficienza venosa: si tratta di una condizione patologica per cui il sangue delle vene ha difficoltà a ritornare al cuore dopo essere arrivato fino agli arti inferiori, dove tende a ristagnare.

In assenza di una patologia specifica, il responsabile di questa condizione è uno stile di vita poco equilibrato. Tra le cause principali troviamo:

una dieta povera di proteine;

un consumo eccessivo di alimenti ricchi di sodio;

troppa sedentarietà;

fumo e abuso di alcolici;

alterazioni ormonali;

utilizzo di abiti troppo stretti e tacchi troppo alti, soprattutto se indossati per un’attività che implica stare in piedi per un tempo prolungato.

I sintomi più comuni per chi soffre di ritenzione idrica sono: gonfiori, dolore agli arti, riduzione del flusso urinario, stanchezza e formicolii. È bene non confonderla con la cellulite in quanto, nonostante le aree interessate e la manifestazione visiva siano simili, quest’ ultima è un’ infiammazione del tessuto sottocutaneo che provoca la famosa pelle a “buccia d’arancia”.

Per combattere la ritenzione idrica un’alimentazione sana e bilanciata è il primo elemento da considerare. Prediligere cibi particolarmente drenanti, diuretici, ricchi di acqua e con livelli bassi di sodio, è fondamentale. Aumentare il consumo di frutta, verdura, formaggi freschi, fibre e cereali integrali comporta notevoli benefici poiché favorisce la motilità intestinale e diminuisce il rischio di stitichezza, disturbo che può ridurre il deflusso venoso addominale. Inoltre è importante limitare il consumo di sale, sostituendolo per esempio con spezie, limone, aceto o olio extravergine d’oliva.

Assumere la giusta quantità d’acqua durante la giornata è necessario. Bere almeno due litri di acqua al giorno stimola la diuresi e favorisce l’espulsione dei liquidi di troppo.

Un altro alleato importante contro la ritenzione idrica è l’attività fisica. Gli sport più indicati sono gli sport acquatici poiché l’acqua massaggia gli arti gonfi e stimola la circolazione sanguigna e linfatica, favorendo il ritorno venoso.

Per garantire il giusto sostegno al tuo corpo, ed assicurarti di assumere tutti i nutrienti in giusta dose, rivolgiti al Dott. Giuseppe Pisano!

Oggi proponiamo un’idea golosa e ricca di gusto per il tuo pranzo della domenica!
Fettuccine con gamberi, pomodori pachino e granella di pistacchi. 🍝

 

INGREDIENTI

  • 360 grammi di casarecce o altra pasta corta
  • 500 grammi di gamberi interi
  • 300 grammi di pomodorini Pachino Igp
  • 1 spicchio di aglio
  • zucchero semolato, quanto basta
  • sale e pepe, quanto basta
  • timo, maggiorana, basilico freschi, quanto basta
  • pistacchi non salati e leggermente tostati, quanto basta
    PER LA BISQUE DI GAMBERI:
  • gli scarti dei gamberi, teste e carapaci
  • una costa di sedano
  • un pezzetto di cipolla
  • 2 pomodori Pachino
  • qualche filo di prezzemolo
  • mezza carota
  • 100 millilitri di vino bianco secco

PROCEDIMENTO

Per iniziare, pulire i gamberi e dunque eliminando le teste e il carapace che avvolge i crostacei.

Mettere da parte teste e carapaci. Eliminare anche il filo scuro dell’intestino all’interno del gambero.

Pelare la carota e tagliarla a pezzetti, pulire il sedano e tagliarlo a fettine. Mettere carota, sedano e cipolla, pomodorini e prezzemolo in un tegame con un filo di olio extravergine e rosolare a fuoco medio per qualche minuto. Aggiungere le teste e i carapaci dei gamberi e, a fuoco alto, rosolare (schiacciando le teste in modo da fare uscire gli umori) con cura per 5 minuti o finché non avranno cambiato colore. Aggiungere il vino bianco per sfumare e lasciare evaporare la parte alcolica. Poi aggiungere acqua calda in modo da coprire a filo gli scarti dei gamberi. Cuocere per 30 minuti, quindi filtrare il sugo ottenuto in un colino a maglie fitte, schiacciando bene gli scarti dei gamberi e le verdure.

Lavare i pomodorini e tagliarli a metà. Mettere i pomodori in una padella con un filo di olio di oliva extravergine. Condire i pomodori con sale, pepe, un po’ di zucchero, le erbe aromatiche e un filo di olio di oliva extravergine. Cuocere i pomodori a fuoco bassissimo e coperti per 20 minuti, poi togliere il coperchio e proseguire la cottura per altri 10 minuti o finché non saranno leggermente appassiti.

Saltare i gamberi per meno di un minuto con un filo di olio extravergine di oliva e pochissimo sale in una padella già calda e a fuoco alto. I gamberi devono leggermente dorare all’esterno ma rimanere morbidi all’interno.

Lessare la pasta in abbondante acqua salata. Scolarla al dente e saltarla con i pomodorini, aggiungendo tanto fumetto di crostacei quanto necessario per dare alle casarecce la cremosità desiderata.

Dopo avere mantecato la pasta con i pomodori e la bisque di crostacei, aggiungere i gamberi.

Servire la pasta con gamberi e pomodori Pachino completando il piatto con abbondante pistacchio tritato.

Buon appetito!

Vino da abbinare: Un Doc Sicilia rosato a base di uve Nero D’Avola!

I casi di intolleranza al glutine sono sempre più diffusi e sembra che molte persone ne soffrano senza saperlo. Questo avviene perché si sottovalutano alcuni sintomi che possono venir fuori a qualsiasi età e che spesso non si collegano con facilità a questo tipo di intolleranza.
Il glutine è un complesso proteico, formato dall’unione di due tipologie di proteine ed è presente nei cereali e nel frumento. La prolamina è una delle frazioni proteiche che costituiscono il glutine, ed è la responsabile dell’effetto tossico per chi soffre di intolleranze e celiachia.
A differenza delle allergie al grano, la Celiachia non è indotta dal contatto epidermico con il glutine, ma esclusivamente dalla sua ingestione. La conseguenza è un’infiammazione che danneggia il rivestimento dell’intestino, provocando gravi danni alla mucosa intestinale quali l’atrofia dei villi intestinali, e ostacolando l’assorbimento di alcuni nutrienti essenziali. Se non trattato, questo disturbo può portare a complicanze anche drammatiche, come il linfoma intestinale.
i sintomi principali della celiachia che possono far scattare il campanello d’allarme sono:
· gonfiore, dolore addominale e diarrea, per quanto riguarda i sintomi intestinali;
· stanchezza cronica, una sensazione costante di debolezza e mancanza di energia;
· iponutrizione e perdita di peso, poiché la celiachia ostacola l’assorbimento di importanti nutrienti che l’organismo ottiene dal cibo;
· anemia, ovvero una diminuzione di emoglobina nel sangue;
· dermatite erpetiforme, attualmente considerata come la variante cutanea della malattia celiaca, si manifesta soprattutto in corrispondenza di gomiti, ginocchia e glutei.
La completa esclusione del glutine dalla dieta non è facile da realizzare: i cereali non permessi ai celiaci si ritrovano in numeorsi prodotti alimentari ed il rischio di contaminazione accidentale da glutine è spesso presente nei processi di lavorazione dell’industria alimentare.
Si consiglia quindi una dieta ricca di frutta, verdura e legumi. A seguire latte e derivati, carne persce e uova. Quando si consumano alimenti confezionati si consiglia di leggere sempre attentamente l’etichetta per essere certi che non ci siano tracce di glutine.
Per garantire il giusto apporto di nutrienti al tuo corpo, è opportuno rivolgersi ad un professionista in grado di creare una dieta adeguata ai propri bisogni specifici.

La tiroide svolge la funzione di regolatore nel nostro organismo. I piani su cui agisce sono molteplici: regola le funzioni essenziali, il consumo energetico, la salute delle ossa, e nelle donne anche la fertilità. In Italia sono più di 6 milioni le persone affette da problemi legati a questa fondamentale ghiandola. Le patologie più diffuse sono:
· l’ ipotiroidismo, ovvero quando la tiroide lavora meno di quanto dovrebbe, producendo un quantità insufficiente di ormoni;
· l’ ipertiroidismo, cioè quando la tiroide lavora più di quanto dovrebbe, producendo tiroxina in modo eccessivo e generando una serie di scompensi che rischiano di compromettere la salute e la qualità della vita.
Entrambe le patologie, oggi, sono curabili farmacologicamente, ma anche l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale nel funzionamento di questa ghiandola.
Chi soffre di ipertiroidismo potrebbe notare un dimagrimento inspiegato, dovuto proprio all’iperattività della tiroide. Più che aumentare l’apporto calorico quotidiano per recuperare il peso perso, è indispensabile impostare uno stile alimentare completo ed equilibrato che garantisca l’assimilazione dei più importanti principi nutritivi, ricco di vitamine e sali minerali.
Il primo nemico per chi soffre di ipertiroidismo è lo iodio, da evitare innanzitutto come componente del sale. Una particolare attenzione, inoltre, deve essere posta sui cibi che contengono elevate quantità di questo elemento, come i crostacei e i molluschi in generale.

Al contrario chi soffre di ipotiroidismo tra i vari sintomi, potrebbe notare un aumento di peso corporeo, dovuto al rallentamento del metabolismo. Anche in questo caso è necessario seguire una sana alimentazione, che prevede di scegliere proteine animali ricche di ferro, come carni rosse cotte a bassa temperatura, e di iodio come pesce, alghe, frutti di mare. È bene invece non eccedere con le diete ricche di uova e salumi perché tendono a rallentare la funzionalità della tiroide.

In entrambi i casi si raccomanda di introdurre nell’ alimentazione molta frutta, verdura e legumi come ceci, fagioli, lenticchie e soia.

Per avere maggiori informazioni consulta il Dott. Giuseppe Pisano!