Nel nostro piccolo, fare attenzione ai prodotti alimentari che acquistiamo e limitare il consumo di carne è un gesto importante che può ridurre l’impatto ambientale, incidendo su diversi fattori.

Il settore agricolo è responsabile di circa un quarto delle emissioni globali di gas serra, delle quali oltre il 60% provengono dalla produzione, ormai sempre più intensiva, di carne e derivati animali. Se non facciamo nulla questa percentuale continuerà ad aumentare.

Le emissioni legate alla produzione intensiva di carne derivano dai gas generati dagli animali durante i processi digestivi e dal deposito e spandimento delle enormi quantità di letame prodotte.

L’impatto sul clima, però, passa anche attraverso la produzione di mangimi, che ha un impatto distruttivo sulle foreste e sul cambio di uso del suolo.

Ridurre drasticamente il consumo di carne e compiere acquisti alimentari che premiano le produzioni ecologiche, aiuta a combattere il cambiamento climatico, proprio come andare a lavoro in bicicletta e ridurre il nostro consumo di energia.

L’uso di antibiotici negli allevamenti intensivi è inoltre una delle cause dell’aumento dell’antibiotico-resistenza, che l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha definito un’emergenza sanitaria globale.

L’inquinamento prodotto dagli allevamenti intensivi ha poi impatti potenzialmente molto pericolosi sulla salute delle persone, tanto che in Italia questi impianti sono la seconda causa di inquinamento da polveri fini e le enormi quantità di liquami prodotte finiscono sempre più spesso per inquinare terreni e corsi d’acqua, mettendo a rischio anche le falde acquifere.

Ridurre il consumo di carne influisce ovviamente anche sul benessere degli animali.
Il 72% degli animali allevati in Europa proviene da aziende intensive di grandi dimensioni, e l’Italia anche in questo caso non fa eccezione.

Parliamo di impianti all’interno dei quali si trovano animali vivi, che nella maggior parte dei casi non vedranno mai la luce del sole, non potranno mai correre o accudire i propri piccoli e che spesso non riescono neanche a muoversi o girarsi.

Solo una riduzione drastica del consumo di carne permetterebbe modelli di produzione più ecologici e attenti al benessere animale.

La distruzione delle foreste legata alla produzione di materie prime, implica perdita di biodiversità e, sempre più spesso, violazioni dei diritti fondamentali dei popoli che le abitano da generazioni. Ma significa anche perdita dei nostri principali “polmoni”: le foreste catturano infatti circa un terzo dell’anidride carbonica derivante dalla combustione di gas, petrolio e carbone.

Ridurre la quantità di carne che mangiamo significa pertanto permettere all’umanità e al Pianeta di respirare meglio.

 

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