colon irritabile

La sindrome del colon irritabile è un insieme di disturbi intestinali cronici, riconducibili al tratto di intestino crasso, ovvero il colon.

In questo particolare disturbo, l’intestino non presenta alcuna anomalia che riguardi l’aspetto e l’anatomia intestinale, ma all’origine di questa condizione ci sarebbe un’atipica comunicazione tra l’encefalo, le fibre nervose che rivestono l’intestino e i muscoli intestinali.

Lo strato di cellule muscolari che costituiscono parte della parete intestinale, consente il transito e la prograssione del cibo durante il processo digestivo, attraverso contrazioni ritmiche. Secondo gli studi scientifici più attendibili, la presenza della sindrome del colon irritabile sarebbe responsabile di contrazioni troppo forti e di durata troppo lunga o, al contrario, di contrazioni troppo deboli. Le contrazioni troppo forti comporterebbero l’insorgenza di sintomi, quali meteorismo, senso di gonfiore all’addome e diarrea; le contrazioni troppo deboli, invece, sarebbero all’origine di un rallentamento del transito intestinale e di problematiche come feci troppo dure o secche.

Una delle domande più frequenti dei pazienti che soffrono di colon irritabile, riguarda quali sono i cibi da evitare. Nonostante sia innegabile che la dieta influisca in modo incisivo, e la maggior parte dei pazienti riconosce il ruolo specifico di alcuni alimenti nello scatenamento dei sintomi, gli alimenti che possono intensificarli, variano da paziente a paziente, rendendo difficile l’identificazione di una dieta generica.

È comunque possibile individuare un elenco di alimenti potenzialmente più a rischio:

  • latte e derivati;
  • marmellata;
  • frutta come pesche, pere, prugne e uva;
  • verdura come cavoli, carciofi, cipolle, rucola e cetrioli;
  • patate;
  • legumi;
  • spezie, dadi e alimenti concentrati;
  • caffè e tè;
  • coca cola e bevande gassate;
  • cibo in scatola;
  • carne rossa.

Ci sono inoltre altri accorgimenti da considerare per far fronte a questa patologia: si consiglia di mangiare lentamente; consumare pasti leggeri e frequenti; ridurre l’apporto di alimenti che aumentano la produzione di gas intestinali e, per evidenziare gli alimenti in grado di causare reazioni, può essere utile ricorrere a diete di esclusione o reinserimento dei cibi sospettati.

Un nutrizionista può aiutare il paziente nella gestione di questa condizione attraverso la rieducazione alimentare, ovvero impostando un regime alimentare mirato al controllo della sintomatologia. Inoltre assiste il paziente monitorando lo stato nutrizionale, l’assunzione di macro e micronutrienti ed il livello di energia, per mantenere una corretta nutrizione e la giusta assunzione di tutti i nutrienti dal punto di vista qualitativo e quantitativo.

 

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